Ma l'ipotesi che a Massaua vigano le capitolazioni non regge. Innanzi tutto la Turchia non ha mai esercitato a Massaua un'autorità incontestata, e i tribunali ottomani non vi hanno mai funzionato; ma se pure vi fossero esistite, esse sono venute meno dopo l'occupazione italiana. Allorquando una nazione cristiana amministra un paese musulmano, le capitolazioni non hanno più ragion d'essere. Le capitolazioni sono possibili quando tra due popoli, dei quali l'uno si è stabilito nel territorio dell'altro per esercitarvi la sua attività commerciale, esiste una grande differenza di religione, di costumi, di leggi e di consuetudini. Senza garenzie eccezionali, a cominciare dall'introduzione della giustizia nazionale, non vi sarebbe per gli stranieri alcuna sicurezza nè per le persone, nè per i beni. Or questa non è certamente la condizione delle cose a Massaua dove un'amministrazione regolare, la quale presenta tutte le desiderabili garenzie d'ordine e d'imparzialità, funziona da quasi tre anni. Inoltre a Massaua abbiamo stabilito tasse di natura fiscale, come quelle marittime, di porto, di dogana, che sono state pagate da tutti indistintamente e senza reclami. Ed è avvenuto questo fatto singolare, che i greci i quali ora, per pressioni e istigazioni che non vogliamo qualificare, si rifiutano di pagare tasse d'interesse locale, hanno tutti ricorso in questi ultimi tempi alla giustizia italiana, ovvero ne hanno, senza obiezioni, accettato le sentenze.
Non è, infine, inutile rilevare che il governo ellenico, prima di essere stato dalla Francia attirato alla sua tesi, non aveva invocato le capitolazioni, ma l'art. 2 del trattato di commercio del 1877 tra l'Italia e la Grecia, dove è stabilito che «i cittadini dei due Stati saranno perfettamente assimilati ai nazionali nel pagamento delle imposte». Le tasse in questione, colpendo egualmente gl'italiani e i greci residenti in Massaua, la Grecia ha dovuto ammettere il nostro diritto.
Abbiamo seguito i nostri avversarii sul terreno da loro stessi scelto, e confutato i loro argomenti; ma la discussione è ormai inutile per noi, giacchè la sovranità dell'Italia su Massaua è effettiva e incontestabile.
L'Italia occupò Massaua il 5 febbraio 1885 in circostanze che meritano di essere ricordate.
Dinanzi ai progressi minacciosi dell'insurrezione mahdista, l'Egitto concentrava le sue forze e richiamava le guarnigioni lontane. Massaua posta al di là della linea di difesa adottata dal governo Kediviale, doveva essere evacuata. Invitata ad occuparla, la Turchia si rifiutò, e con tale rifiuto rinunciava implicitamente ai diritti, molto incerti del resto, che si era attribuiti su quel punto importante del mar Rosso.
Massaua, così abbandonata, stava per essere esposta al doppio pericolo di cadere in balìa dell'insurrezione mahdista o nell'anarchia. Nell'interesse generale bisognava che una Potenza occupasse quella città e la difendesse, occorrendo. L'Italia era pronta; ella possedeva uno stabilimento coloniale non lontano di là, che poteva essere a sua volta minacciato. Gli Stati amici vedevano senza dispiacere e gelosia, anzi forse con soddisfazione, estendersi la sua autorità sulle rive del mar Rosso. L'occupazione di Massaua fu decisa....
L'Italia non solamente occupò Massaua quando, pel ritiro degli egiziani e per l'abbandono della Porta, ogni autorità vi cessava, ma cominciò subito a esercitarvi i diritti afferenti alla sovranità. Dieci mesi non erano trascorsi che tutti i servizi pubblici si trovavano nelle nostre mani e scomparivano le ultime tracce dell'occupazione precedente.... L'occupazione di Massaua fu portata alla conoscenza delle grandi Potenze da due telegrammi del 9 e del 13 febbraio 1885....
D'altronde i reclami non ci vengono dalla Turchia, la quale, dopo aver fatto per un momento delle riserve, si adattò al fatto compiuto. Non vogliamo citare di questo altra prova che il testo, emendato dalla Porta, della Convenzione pel Canale di Suez dove, all'art. 10, è riconosciuto che la Turchia non ha nel mar Rosso altre possessioni che sulla costa orientale.
Le obiezioni, ci vengono, come sempre, dalla Francia, che ha saputo attrarre la Grecia nell'orbita dei suoi reclami, dalla Francia, alla quale i progressi pacifici della nazione italiana sembrano una diminuzione della sua propria potenza ed autorità, come se il continente africano non offrisse sufficiente posto all'attività e alla legittima ambizione civilizzatrice di tutte le Potenze che ne occupano i confini.
31 luglio. — Col dispaccio che ho indirizzato a V. E. il 13 corrente, e cogli altri due successivi del giorno 25, dei quali l'ho autorizzata a dar lettura e lasciar copia a codesto ministro degli affari esteri, parmi aver dimostrato all'evidenza il buon diritto dell'Italia su Massaua, e come la Francia, senza alcun plausibile motivo, avesse tentato di sollevare contro noi la questione delle capitolazioni, le quali in quel territorio posseduto da Potenza cristiana e civile non possono essere invocate.