Rimane ora a far conoscere quale sia stato costantemente il contegno degli agenti francesi a Massaua fino dai primi giorni della nostra occupazione, poichè è da quel contegno che si originarono le presenti difficoltà.

Gioverà premettere che la Francia è la sola Potenza che mantenga una rappresentanza a Massaua, benchè non abbia colà interessi commerciali, e solo due sudditi francesi vi si trovino da pochi mesi esercitandovi il piccolo commercio.

La sua rappresentanza non ha dunque evidentemente che uno scopo politico. Vuolsi che essa si colleghi ad una missione di lazzaristi residenti in Abissinia, ma il contegno dei suoi agenti lascia pur troppo supporre che ben diverso e più vasto ne sia l'obbiettivo.

Al momento della nostra occupazione noi non abbiamo trovato a Massaua alcun agente consolare francese, e solo otto mesi dopo, e propriamente il 20 ottobre 1885, quando gli egiziani, abbandonando quella località, ce ne lasciavano il pieno dominio, giunse colà un signor Soumagne, il quale si disse vice-console di Francia.

Scambiate le visite colle nostre autorità, più che di mantenere con esse quei rapporti di cordiale amicizia che avrebbero dovuto essere scopo precipuo della sua presenza a Massaua, pare egli si preoccupasse di stringere legami coll'Abissinia. Lo vediamo infatti recarsi nella primavera seguente ad Adigrat, dove si incontra con Ras Alula, e pochi mesi dopo, nell'agosto del 1886, ad Adua per ossequiarvi il re Giovanni.

E de' suoi intimi rapporti col Negus egli stesso teneva discorso col Comandante superiore delle nostre truppe, al quale confessava di aver proposto al Re di stringere colla Francia formale trattato; del quale trattato la clausola più importante, come si venne poi a conoscere da altra fonte, sarebbe stata la protezione della Francia, accordata all'Abissinia contro qualsiasi Potenza.

Questi segreti rapporti e maneggi del rappresentante di Francia col Negus e con Ras Alula autorizzarono il sospetto che egli intrigasse contro di noi, sicchè quando per motivi di salute, ottenuto un congedo, lasciava Massaua, nel marzo del 1887, quelle autorità ebbero a rallegrarsene come dell'allontanamento di persona non amica.

Ma pur troppo dalla sua non dissimile doveva essere la condotta del suo successore, certo signor Mercinier, commesso del consolato francese in Alessandria, che il signor Soumagne prima di partire presentava al Comandante in capo come incaricato di reggere provvisoriamente il vice-consolato di Francia.

Anzi da quell'epoca ebbe principio una serie non interrotta di reclami e di difficoltà sollevate dal nuovo rappresentante francese, il quale non perdeva occasione di ingerirsi inconsultamente anche negli affari che non lo riguardavano. Così egli teneva nel suo ufficio un registro aperto a tutti coloro che volevano farsi inscrivere tra i protetti, ed aveva rilasciato patenti di protezione, non solo a Greci, ma anche a Persiani, Turchi, Svizzeri e perfino ad un cittadino nord-americano, e quella protezione pareva accordasse più segnatamente a tutti coloro che avevano relazioni coi nostri nemici.

Inutile qui far menzione dei reclami e delle proteste elevate sistematicamente dal signor Mercinier contro pressochè tutti i provvedimenti adottati dalle autorità italiane di Massaua, fino a minacciare che userebbe la forza contro le nostre autorità e ad istigare alla resistenza ed all'aperta ribellione, come ha fatto ultimamente in occasione delle tasse municipali alle quali erano stati sottoposti tutti, senza distinzione di nazionalità, gli abitanti del paese. Inutile pure far parole degli abusi di autorità da lui commessi, abusi che giunsero fino a minacciare d'infliggere multe ed anche di espellere da Massaua coloro fra i protetti che non avessero obbedito ai suoi ordini ed avessero pagate le tasse suddette.