Salisbury m'ha detto aver già dichiarato all'ambasciatore di Francia e quindi all'ambasciatore di Germania, che, secondo il governo inglese, allorquando un paese musulmano è amministrato da una nazione cristiana civile, le capitolazioni non hanno più ragione d'essere. Avendo proposto a Salisbury di firmare sul momento un documento analogo a quello tra l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, Sua Signoria mi manifestò la fiducia che l'E. V. sarebbe senz'altro soddisfatta della dichiarazione chiara ed esplicita che mi aveva fatto.

Catalani.»

Lettera di lord Salisbury al comm. Catalani, del 29 luglio 1883:

«Ella mi chiese l'opinione del governo della Regina rispetto l'obbligo delle capitolazioni nei territori i quali, come Massaua, sono stati sotto un'amministrazione musulmana, ma che più non vi sono sottoposti. La mia risposta è la seguente. L'opinione del governo della Regina è contraria alla validità delle capitolazioni in tal caso. Le capitolazioni debbono la loro origine alla difficoltà di adattare le singolarità della legge e dell'amministrazione musulmana ai negozianti che fanno il commercio coi paesi cristiani; quindi nei territori che sono giunti ad esser sottoposti all'amministrazione di un governo cristiano, come quello d'Italia, le capitolazioni cessano d'essere applicabili e perdono la ragione d'essere.»

«Roma, 1 agosto.

A S. E. il Cav. Nigra,

Signor Ambasciatore, V. E. mi ha fatto conoscere che S. E. il conte Kálnoky, in risposta alla domanda che gli ha indirizzata in nome del governo del Re, ha dichiarato che il governo I. e R. Austro-Ungarico ritiene le capitolazioni inapplicabili a Massaua e che per conseguenza i sudditi austro-ungarici dovranno sottomettersi alla legislazione ivi vigente.

Invito V. E. a informare il governo I. e R. Austro-Ungarico che il governo del Re prende atto di codesta dichiarazione, e la prego di volerne ringraziare S. E. il conte Kálnoky.

Crispi.»

Infine, i tentativi fatti dalla Francia per indurre la Turchia a protestare contro l'Italia, fallirono. Il signor di Radowitz telegrafava il 6 agosto aver l'impressione che la Porta non si sarebbe fatta influenzare dalla Francia, e che egli aveva dichiarato al Sultano che se avesse servito la politica della Francia e della Russia, non poteva nello stesso tempo rimanere amico dalla Triplice.