Mi fa una relazione del colloquio con lo Czar del principe di Bismarck. — Truppe russe alle frontiere (500 a 600 mila); lo Czar non sapeva darne conto. — Influenze danesi sullo Czar. Tutte le principesse, compresa la Regina, contrarie al governo imperiale tedesco. Queste donne influiscono sullo Czar e gli han dato a credere che la Germania vorrebbe attaccarlo. — Bismarck fece il possibile per dissuaderlo, assicurando che la triplice alleanza ha uno scopo puramente difensivo. Dopo la pubblicazione del trattato di alleanza austro-germanico, nulla v'è di segreto. Le due Potenze non hanno mire aggressive. Se la Russia attaccasse l'Austria, la Germania è chiamata a difenderla.
La posizione della Germania e dell'Italia è identica. Bisogna che la Francia attacchi una delle due Potenze alleate, perchè l'aggredita possa invocare il casus foederis. Del resto ciò avverrebbe anche se non ci fosse trattato. La Germania non potrebbe lasciare aggredire l'Italia senza muoversi a sua difesa. Lo stesso farebbe l'Italia verso la Germania se la Francia tentasse di passare il Reno. Si è convinti che ove la Francia vincesse la Germania, si rivolgerebbe subito contro l'Italia per abbatterla e riprendere in Europa quella egemonia alla quale aspira. Farebbe lo stesso con la Germania nel caso che l'Italia fosse vinta per la prima.
La triplice alleanza non ha alcun interesse a trarre con sè la Turchia. Se questo proposito fosse in lei, si saprebbe subito, il Sultano non essendo un principe che sappia mantenere il segreto. La Turchia ha buone truppe, ma esse non hanno potenza che in una guerra difensiva. È assurdo quindi il presumere che si voglia trarla nella triplice; non vi sarebbe scopo.
Questo linguaggio crudo, ma leale del principe di Bismarck, fece impressione sullo Czar, il quale partì da Berlino convinto delle buone intenzioni del governo tedesco.
Lo Czar invitò l'imperatore Guglielmo alle grandi manovre militari che nell'estate venturo saranno tenute in Russia. La convinzione dell'imperatore Guglielmo e del principe di Bismarck è che per un anno almeno è assicurata la pace.
Il giudizio su Alessandro III è ch'egli ami e desideri la pace. Le sue abitudini, i suoi studi, la nessuna esperienza di governo, la nessuna cura per l'esercito, il suo fisico stesso lo fanno bramoso di calma. Egli però è circondato da qualche generale di cui il Principe teme e che può influire sull'animo suo. Non andrebbero meglio le cose col suo successore, giovine ancora e non abbastanza educato alle arti del governo.
20 ottobre — 1 pom. — Secondo colloquio con Erberto Bismarck.
Ho esposto come l'Austria sia sempre la stessa nei suoi metodi di governo. Costituita come essa è da varie genti, con lingue e civiltà diverse, non può esser salda, nè sperare che non si disfaccia che ad una sola condizione, cioè che rispetti tutte le nazionalità. Orbene, nell'Impero, meno l'Ungheria, la quale, avendo un governo autonomo, e grazie al buon senso di Tisza, si regge sicura, nell'Austria il governo favorisce l'elemento slavo, vive con esso a danno delle popolazioni tedesche e italiane. Or questo è male, e a noi crea imbarazzi. Se gli italiani fossero ben trattati, se la loro autonomia fosse rispettata, gl'italiani del Regno non avrebbero ragione a doglianze e mancherebbe il pretesto all'irredentismo.
Le durezze usate a Trieste sono inopportune, non giovano all'Impero e nuocciono a noi. Aggiungete gl'indugi nel compimento dei processi. Il processo di Ulmann si protrae da oltre cinque mesi; era meglio non lo avessero fatto, ma ora è opportuno che lo conducano a termine rapidamente.
Il conte di Bismarck, rispondendo, consente nelle mie idee. Egli incolpa il Taaffe, il quale per rimanere al governo non guarda al modo. L'Imperatore ha fiducia nel suo ministro, e fa male. Erberto mi afferma di aver di ciò scritto a suo padre affinchè ne parli al Kálnoky, il quale fra giorni si recherà a Friedrichsruh.