24 settembre.

Da Parigi (Ressman). — L'Havas pubblica che i decreti sulle scuole e sulle associazioni hanno un carattere permanente e furono resi dal Bey nei limiti de' suoi diritti alto-sovrani. Goblet fece dire indirettamente a Ressman che nell'applicazione di quei decreti sarà usata la massima arrendevolezza e prudenza a nostro riguardo.

28 settembre.

Crispi, a Parigi. — Ripete che i decreti tunisini violano le Capitolazioni riconosciute dal Bey e dalla Francia. «Se il Bey di Tunisi fosse indipendente — telegrafa Crispi — saprei come provvedere. Ma essendo sotto la protezione francese, quasi pupillo sotto tutela, sono costretto a rivolgermi alla Potenza protettrice affinchè voglia spiegarsi in così grave questione. Abbiamo in Tunisi 28 mila italiani.... Non possiamo rinunciare alle nostre prerogative.... Non bisogna dimenticare che la giurisdizione consolare in Tunisi è sospesa, non soppressa....»

29 settembre.

Crispi, al Console italiano a Tunisi. — Ebbe per le vie di Parigi il testo delle leggi tunisine. Il governo beylicale ha il diritto di riordinare le scuole pubbliche, ma i suoi poteri si fermano alla soglia delle scuole istituite da privati o da società straniere. Spera che le leggi in questione rispetteranno i diritti acquisiti e riconosciutici esplicitamente. Osserva che esse definiscono come delitti certi atti i cui autori dovrebbero essere tradotti innanzi ai tribunali. La giurisdizione consolare non è soppressa, ma solamente sospesa. Incarica Berio di presentare queste osservazioni al ministro residente di Francia, affinchè il nostro silenzio non s'interpreti come acquiescenza.

29 settembre.

Da Parigi (Ressman). — Ebbe un colloquio con Goblet che rimproverò di essersi deciso a simili atti senza previa amichevole intelligenza col governo italiano. Goblet rispose che l'affare di Massaua avevalo scoraggito: sostenne che i decreti beylicali non potevano dirsi lesivi nè delle Capitolazioni nè di alcun diritto acquisito, tutto dipendendo dalla loro applicazione. Goblet aveva dato istruzioni a Massicault perchè nulla facesse per la esecuzione dei decreti senza chiedere il consenso e il concorso del R. Console. Non pare a Goblet che si possa da noi contestare la legittimità di un ispettorato delle scuole, puramente igienico, ch'egli del resto ammetterebbe che fosse esercitato anche da noi, in Italia, sovra istituti francesi. Protesta di voler evitare ogni questione e rispettare le Capitolazioni e i nostri diritti; esige però che dal nostro canto si riconosca alla Potenza protettrice il dovere e il diritto di guidare nelle vie della civiltà il popolo protetto. Goblet trovò strano la nostra suscettibilità, mentre annunciamo di voler creare in Tunisia un ispettorato nostro e una direzione delle scuole. In conclusione dice «aspettate l'applicazione de' decreti: o non saranno applicati o lo saranno nella misura conveniente d'accordo tra noi e il vostro console.» Ressman avverte che si prevede la caduta del Ministero e che forse sarà più facile intendersi col successore, il quale sentirà meno dolorosamente le ferite di Massaua e Zula.

30 settembre.

Da Parigi (Ressman). — L'Havas pubblicò il sunto del colloquio fra Ressman e Goblet. Le polemiche si riaccesero. Ci accusano di voler dare il fuoco alle polveri. Goblet è assente. Ressman chiede istruzioni pel prossimo colloquio che dovrà avere con lui.