1 ottobre.
Crispi, a Parigi. — «Un governo serio quando tratta con altro governo si astiene dal dare pubblicità ai colloquii che avvengono tra esso e i ministri stranieri. Di simile pubblicità si fa uso soltanto quando non si vuole comporre amichevolmente un dissidio. Noi non possiamo nè direttamente nè indirettamente ammettere il diritto nel Bey di decretare discipline per l'esercizio dell'insegnamento privato de' nostri concittadini in istituti italiani in Tunisia. Ripeto quanto già dissi. Se siffatto diritto fosse ammesso e l'Europa lo acconsentisse, noi ci sentiremmo in dovere di applicare analoghi decreti qui in Roma a tutti gli istituti e corporazioni straniere, la maggior parte de' quali è francese. Se avessimo voluto sollevare una questione internazionale col nostro reclamo, non vi avremmo telegrafato come già fecimo. Senonchè il signor Goblet pare animato da ben altri sentimenti. In conclusione noi non possiamo accontentarci delle assicurazioni dateci circa il modo di applicazione dei decreti ai nostri istituti. Sono i decreti stessi che respingiamo in principio come illegali, violatori de' nostri diritti, contrari alle Capitolazioni e ai trattati vigenti....»
1 ottobre.
Da Parigi (Ressman). — Tornerà nel prossimo colloquio con Goblet a parlare dei decreti tunisini. Goblet per dimostrare i riguardi che ci voleva usare, disse di aver prescritto a Massicault di nominare membro del Consiglio d'istruzione pubblica da istituirsi nella Reggenza anche un direttore delle scuole italiane.
3 ottobre.
Da Parigi (Ressman). — Ha una intervista con Goblet che gli ripete tutti gli argomenti delle antecedenti interviste. Ressman gli dichiara che noi respingiamo i decreti. Goblet risponde che non ci ha mai domandato di accettarli: da parte sua, egli mantiene che il Bey o il protettorato avevano il diritto di emanarli, perchè fatti a scopo di buona amministrazione e di civiltà. Goblet non ci chiede che di riservare il nostro giudizio per il caso in cui si venisse ad una applicazione che senza il concorso del Console italiano a Tunisi non sarà tentata.
7 ottobre.
Da Tunisi (Berio). — Conferì con Massicault: questi propone di escludere l'autorizzazione obbligatoria per le scuole già esistenti e di mettere la più gran cortesia nelle ispezioni che avverranno, prevenutone il Console del Re ed in presenza del Console. Esige però autorizzazione per le scuole da creare e diritto di sorveglianza. Massicault non crede che le Capitolazioni ci diano diritto a tale riguardo. Berio propone a Massicault (ad referendum) di comunicargli una o due volte all'anno la statistica particolareggiata delle nostre scuole con la situazione materiale e morale di esse. Massicault accetta la proposta e ne informerà Goblet.
9 ottobre.
Da Berlino (Riva, Incaricato d'Affari d'Italia). — L'Ambasciatore di Germania a Parigi informò il governo della Repubblica essere desiderio del Gabinetto di Berlino che la questione si mettesse in via diplomatica e non in via amministrativa. Fece insieme comprendere che il testo delle Capitolazioni non era in favore de' nuovi decreti tunisini. Ciò parrebbe sufficiente per far capire al governo francese che, come avvenne per la questione di Massaua, la Francia, qualora persistesse nell'atteggiamento assunto, si troverebbe di fronte anche la Germania.