— Noi ci conosciamo da molto tempo!

— Sì, Altezza, oggi però ho il bene di vedervi la prima volta e di potervi stringere la mano.

Essendo venuto in Germania, io non potevo partirne senza avervi recato i saluti del mio Re; e vi ringrazio cordialmente di avermi concesso di venirvi a trovare sin qui.

— Che notizie mi portate d'Italia? Siete stato in Francia? Che dicono a Parigi?

— In Roma si è preoccupati per le probabilità d'una guerra nel caso che nelle prossime elezioni politiche in Francia vinca il partito reazionario. E poi non si è sicuri dell'Austria, il cui contegno non è punto amichevole verso il nostro governo.

Voi ci avete fatto dire dal barone Keudell che vorreste stringere sempre più col nostro paese legami di amicizia, e pertanto io son venuto d'ordine del Re a parlarvi di parecchie cose.

La primissima è d'interesse tutto particolare per l'Italia e la Germania, le altre di natura affatto internazionale.

Comincio da quella che riguarda noi e voi.

Io non so se bisognerà ritoccare il nostro trattato di commercio del dicembre 1865. Sono però convinto che con l'apertura del Gottardo le relazioni fra i nostri paesi saranno più frequenti e che in conseguenza sarà utile di mettere i cittadini delle due parti in condizioni tali che non trovino ostacoli nei commerci ed in tutti gli atti della vita privata. A tale scopo il mio governo vorrebbe che Vostra Altezza accettasse un trattato mercè cui i tedeschi in Italia e gli italiani in Germania fossero in uno stato di vera uguaglianza coi nazionali nello esercizio dei diritti civili.

Andiamo ora agli argomenti di maggiore interesse e sui quali mi spiegherò in poche parole.