Mi rimane a parlare dei rapporti apparenti attuali della Francia colla Russia. È da notare che molti Principi della famiglia imperiale russa fanno da qualche tempo soggiorni prolungati in Francia come a Biarritz, e specialmente a Parigi, dove trovano una festosa accoglienza dalla popolazione e dal rappresentante stesso dello Stato, il presidente della Repubblica. In questo momento la Russia è considerata quasi come un'alleata; il prestito di 500 milioni, testè da essa conchiuso con una delle principali Banche di Parigi, è il legame che unisce i due paesi, per cui tutti gli sforzi degli speculatori sono rivolti a fare riuscire l'imprestito a detrimento degli altri valori, e specialmente degli italiani, che si tenta di deprimere in tutti i modi col rappresentare il nostro paese come rovinato per effetto della denunzia del nostro trattato di commercio colla Francia. Non passa giorno senza che nei giornali anche più seri vi sia qualche articolo di fondo sulla nostra condizione finanziaria per indurre i portatori dei nostri titoli a liberarsene per investire il loro denaro nei nuovi fondi russi. Però, a quanto pare, i detentori di fondi italiani non si lasciano facilmente sedurre, e quantunque il nostro paese sia dipinto sotto i più cupi colori, qui si sente che l'Italia è tuttora considerata come la Frugum alma parens, saturnia tellus, e che se vi manca un po' di moneta per gli scambi, vi si produce sempre abbastanza da campare largamente sia per il vivere, sia per il conforto della vita.

L'irritazione contro l'Italia, benchè vada scemando, è lungi però dall'essere sul punto di sparire; essa è mantenuta dallo spirito di chauvinisme che domina anche nelle menti più sane, e benchè grande sia in molti il desiderio di un sincero e duraturo riavvicinamento con l'Italia, questo popolo non può ancora assuefarsi a che l'Italia, nel costituire la sua unità, sia sfuggita a quel protettorato, almeno morale, che la Francia intendeva esercitare sulla nostra nazione. Fra i più tenaci chauvins non è cancellata la speranza di uno sfasciamento dell'Italia; ed è perciò che i lamenti del Papa per la perdita del potere temporale trovano la più rumorosa eco, non solo nel clero, ma anche nei laici francesi, perfino in quelli che sono i meno praticanti ed anche liberi pensatori. Credo adunque che il nostro governo, mantenendo ognora fermi i principî d'indipendenza e di unità coi quali si è ricostituita la nazione, riuscirà — mostrandosi, d'altra parte, arrendevole nelle cose meno importanti che non compromettono quei principî — credo, dico, riuscirà a persuadere gli stranieri che siamo oramai una rispettabile nazione, mentre si dissiperanno quelle nubi che rendono tuttora difficili assai i nostri rapporti con questo paese, rapporti che abbiamo pure grande interesse a mantener buoni.»

Capitolo Undecimo.
1889.

Il suicidio dell'arciduca Rodolfo di Asburgo. — La Federazione balcanica e una iniziativa di Crispi. — L'inaugurazione dell'Esposizione di Parigi. — Il pericolo di guerra con la Francia: missione del cardinale Hohenlohe presso Leone XIII; missione del deputato Cucchi presso il principe di Bismarck. — Italiani a Parigi. — L'abolizione delle tariffe differenziali e l'ostilità della Francia. — Giudizii di Spuller sulla stampa francese.

Il 1889 fu nella politica internazionale un anno di gravi preoccupazioni e di dolorosi avvenimenti.

Gl'incidenti di Firenze, di Massaua e di Tunisi avevano esasperato l'opinione pubblica in Francia, tantochè quel governo fu tentato di risolvere a suo vantaggio la contesa circa le scuole italiane in Tunisia con l'annessione della Reggenza, e, a un dato momento, la guerra parve imminente. L'alleanza franco-russa fortunatamente era ancora in fieri; chè anche in Russia l'irritazione era grande per la perduta influenza in Bulgaria e in Rumania. La triplice alleanza “costeggiata„ cautamente dall'Inghilterra, dette allora la misura della sua forza fronteggiando e risolvendo man mano tutte le difficoltà, mostrandosi concorde e decisa, ma tenendosi sempre sulla difensiva. Leggendo i documenti si ha la spiegazione dell'ansietà che dominò in quell'epoca nelle Cancellerie d'Europa, e si giustificano altresì le accuse che allora si movevano alla Francia e alla Russia di essere esse la causa di tutte le inquietudini e degli enormi armamenti.

L'amicizia e la reciproca fiducia del principe di Bismarck e dell'on. Crispi si erano saldate al fuoco della lotta quotidiana. L'Italia era senza restrizioni per la Germania, convinta che la politica di questa sinceramente tendeva alla pace; la Germania, sicura dell'Italia, ne sosteneva dovunque il prestigio e gl'interessi, oltre la parola del trattato di alleanza. Dai brani del Diario che precedono ciò risulta luminosamente.

A capo d'anno vi fu tra i due uomini di Stato questo scambio di augurii:

Friedrichsruh, 31/12/1888.