Il 4 ottobre l'on. Crispi compì settant'anni e il principe di Bismarck colse l'occasione di quell'anniversario per rinnovare al suo amico e collega l'espressione dei suoi sentimenti:

Aujourd'hui, cher ami et collègue, vous célébrez l'anniversaire que j'ai fêté il y a cinq ans et qui me donne l'occasion de joindre les vœux chaleureux que je forme pour votre bonheur et votre avenir politique à ceux que vos compatriotes vous adresseront au jour de votre fête. J'éspère que votre santé sera promptement rétablie et vous permettra de continuer pendant de longues années votre précieux concours à la tâche pacifique que nous unit dans l'intérêt de nos deux nations.

Von Bismarck.

Je vous remercie cordialement des vœux chaleureux que vous m'exprimez. Je suis profondement touché de ce témoignage d'amitié ainsi que du prix que Votre Altesse veut bien attacher au concours devoué que je lui prête dans la grande œuvre de paix qui unit nos deux nations.

Crispi.

Non mancò mai in Crispi il buon volere per ristabilire migliori relazioni con la Francia. Il 10 ottobre egli riceveva dal Ressman le seguenti informazioni:

Non ebbi dal signor Spuller una sola udienza in cui egli ad uno o ad altro proposito, non abbia protestato delle sue fermamente amichevoli intenzioni verso l'Italia e verso il Regio Governo, ripetendo in frasi quasi stereotipe che mai per opera sua un dissidio sorgerà fra le due nazioni, che mai egli lascerà degenerare in conflitto alcuna contestazione fra noi, che sempre si studierà a darci ogni più efficace prova di buon volere e di animo conciliante. Anche nel colloquio che ebbi ieri con lui, questo signor Ministro degli Affari esteri, annunziandomi il prossimo arrivo in congedo del signor Mariani, che passerà qui due o tre settimane, mi disse che gli ripeterà verbalmente le più categoriche istruzioni affinchè dopo il suo ritorno in Italia raddoppii d'animo per convincere il Regio Governo delle cordiali disposizioni del Governo della Repubblica e si adoperi «con ardore, con serenità, con allegro umore» (sono le sue parole) a dissipare ogni possibile malinteso ed a ravvicinare di più in più i due paesi.

L'occasione era buona per far sentire al signor Spuller che da atti, meglio che da ogni parola, l'E. V. ed il Governo di Sua Maestà potrebbero essere indotti a vincere i dubbi sulla sincerità di quelle intenzioni che troppo sovente risorgevano, ora perchè nessuno in Italia poteva capacitarsi che il Governo francese fosse interamente estraneo al linguaggio troppo spesso amaro, calunnioso, aggressivo della stampa parigina, non meno di quella dei dipartimenti verso il Regno vicino; ora perchè pareva difficile di non ammettere una certa connivenza del medesimo nella guerra così accanita che qui una formidabile lega di ribassisti muoveva al credito italiano; ora perchè in più di una questione insorta fra' due Governi, come per esempio in quella di Gabes, le tergiversazioni e gli indugii a venirne ad una soluzione non tradivano invero sentimenti conformi alle reiterate dichiarazioni di amicizia. Non nascosi al signor Spuller, che queste osservazioni non mi erano suggerite da un solo apprezzamento mio personale, ma che più volte mi venivano fatte dall'Eccellenza Vostra e che a me stava a cuore di poterle rispondere altrimenti che con giudizii miei propri dettati da desiderio di conciliazione.

M'inspirai nel mio discorso dal telegramma che l'Eccellenza Vostra mi aveva indirizzato in data del 3 corrente.