Beccaria.
Contemporaneamente Crispi agiva a Londra. Lord Salisbury cominciò con esprimere incredulità circa l'esistenza della convenzione.
«Egli non vedeva — così riferiva il Tornielli — come si potrebbe conoscere la verità intorno all'esistenza della convenzione del 9 luglio, poichè la Francia certamente non la notificherebbe e il Bey neppure.»
Dopo qualche giorno, il Salisbury avvertiva di non aver potuto raccogliere le prove del preteso trattato di cessione della Tunisia alla Francia, però qualche indizio faceva credere che un atto fosse stato firmato fra il Bey regnante e il Governo francese per assicurare alla morte del Bey, la successione; e conveniva
«che se le notizie giunte a Roma fossero sufficientemente appoggiate da prove, il fatto sarebbe certamente di tale gravità da richiedere che i gabinetti amici dell'Italia s'intendessero per vedere quali pratiche dovessero farsi.»
Ma Crispi non contentandosi delle risposte date all'Ambasciatore, scrisse a lord Salisbury la seguente lettera:
Rome, le 23 juillet 1890.
Mon cher lord Salisbury,
Votre Excellence recevra cette lettre des mains du commandeur Catalani, qui vous ouvrira toute ma pensée au sujet de la question tunisienne, question dont la solution est d'un si grand intérêt pour l'Italie et pour la Grande Bretagne.
La France est depuis neuf ans en Tunisie. Il serait impossible de l'en déloger et sa ferme intention est manifestement d'y rester maîtresse et en toute sécurité.