Immediatamente risposi telegrafando così:

«Con vivo rincrescimento apprendo tua malattia. Eventuale ingrandimento Austria fu trattato e può essere ripreso.[6] Bisogna però trattare a Vienna e Londra la questione».

22 settembre. — Pel pranzo a Potsdam e pel pranzo parlamentare fu trovata una conveniente soluzione, grazie a S. A. I. la principessa Vittoria, che diede la priorità alla rappresentanza nazionale.

Il conte di Launay mi scrive su cotesto argomento:

«Tutto è regolato per lo meglio. In risposta al mio dispaccio al Maresciallo di Corte, ricevo l'avviso che l'invito a Potsdam è rimesso a lunedì».

Il signor Federico Goldberg, corrispondente di varii giornali tedeschi e stranieri, avendomi domandato un colloquio consentii che fosse venuto a vedermi.

Giunto all'ora indicatagli mi domandò prima di tutto se io fossi qui con una missione del governo italiano presso quello dell'Imperatore germanico e se ero contento della mia visita a Berlino. Risposi ch'ero venuto nella capitale dell'impero germanico senza alcun incarico officiale, e che ero soddisfatto del mio viaggio, perchè avevo potuto constatare personalmente le simpatie dei tedeschi per l'Italia.

Il sig. Goldberg lodò la politica italiana. Disse che nelle condizioni dell'Europa era molto difficile il mantenimento della pace e che per la Germania e per tutte le altre nazioni una guerra avrebbe potuto riuscire disastrosa, perchè non ben definite ma incerte ancora le alleanze.

Avendomi chiesto che cosa io pensassi della guerra turco-russa, risposi:

— È un atto di prepotenza alla quale l'Europa assiste impassibile. Ciò non sarebbe avvenuto senza la dissoluzione delle antiche alleanze.