Credimi sempre

Tuo aff.mo
Depretis.

Stradella 10 8bre 1877.»

«Vienna, 15 ottobre 1877.

Caro Depretis,

Siccome ti telegrafai la sera del 13, qui la posizione è molto difficile. La stampa, gli uomini politici, il Ministero, la Corte, tutti ci sono avversarii. Chi ci abbia creato queste antipatie non te lo saprei dire: constato un fatto, il quale è della massima importanza.

Robilant, il quale me ne ha fatto il ritratto, mi diceva che gli austriaci ritengono noi causa di tutte le loro sventure. Noi destammo lo spirito di nazionalità in queste contrade, e noi lo teniam desto con le nostre pretese sull'Illiria e sul Trentino. Senza di noi non sarebbe avvenuta la guerra del 1866, il cui risultato fu di escludere l'Austria dalla Confederazione germanica. Noi potremmo esser causa e dar principio allo sfasciamento dell'Impero se insistiamo nel volere il territorio italiano che l'impero possiede al di là delle Alpi.

Io non ho bisogno di rivelarti l'ingiustizia di cotesta accusa. Quando si dà corso al sentimento d'interessi inopportuni, i giudizii non possono esser sani.

Così stando le cose, il mio primo ufficio ha dovuto essere di calmare le ire e di riconquistare all'Italia le simpatie dei liberali austriaci.

Son venuti a visitarmi i redattori di vari giornali, tra cui il proprietario della Neue freie Presse e quello del Tagblatt, che hanno la più estesa pubblicità qui e fuori. A tutti chiesi il motivo pel quale han fatto da due anni la guerra al nostro Ministero. Quello della Presse mi rispose che il motivo era perchè il Melegari non ha una politica chiara nella questione d'Oriente, anzi dal suo contegno appare che noi parteggiamo per la Russia. Tutti poi, dicendosi amici d'Italia e desiderosi di mantenere con noi buoni ed amichevoli rapporti, han fatto comprendere che diffidano di noi.