È il Bey stesso il quale ha desiderato che io v'informassi di quanto precede.»

Interrogato sulla verità del fatto denunziato dal Macciò — che sarebbe stato un tentativo per ottenere dal Bey stesso la domanda di protettorato — il signor Barthélemy rispose che si trattava di una favola; ma il Cialdini, pur prestando fede allora alla sincerità del Ministro, non escludeva che a Tunisi il console Roustan obbedisse a ordini di persone più potenti del ministro degli affari esteri, appunto in quei giorni combattuto aspramente sui giornali devoti al Gambetta.

Il Bey, informato che a Parigi smentiscono la pressione tentata su di lui dal console francese, fa trascrivere il discorso tenutogli da quest'ultimo, e manda a Roma copia autentica del protocollo relativo. Messo il documento sotto gli occhi del Barthélemy, questi dichiara di non credere alla sua veridicità. Però, informazioni raccolte dal gen. Cialdini anche presso il suo collega d'Inghilterra, assodano che il Barthélemy aveva lui stesso consigliato la mossa al Roustan e che per aiutarne la riuscita aveva mandato due navi da guerra nelle acque tunisine.

Fallito questo piano, si diffonde la voce che la potente tribù dei Krumiri aveva fatto incursioni sul territorio algerino, e minacciava il tronco ferroviario francese Bona-Guelma; s'insinua anche la possibilità di una esplosione del fanatismo religioso in Algeria. La stampa francese s'impadronisce del tema e commuove l'opinione pubblica: il governo fa partire da Tolone navi e truppe “per non sguarnire l'Algeria in circostanze così gravi„!

Grande emozione in Italia; il Ministero Cairoli è in pericolo e domanda spiegazioni. Il Barthélemy, il 6 aprile, assicura il gen. Cialdini che l'invio di un considerevole corpo di truppe non ha altro scopo che di punire le tribù alla frontiera algerina — e che il governo francese “non pensa punto ad un'occupazione militare permanente e meno ancora all'annessione della Tunisia„. L'indomani le stesse spiegazioni sono rinnovate con questa aggiunta, che “ingaggiata la lotta non poteva prevedersi quello che sarebbe stato necessario di fare„. Intanto la Camera francese votava quel giorno stesso, 7 aprile, un credito di lire 5,695,000 per la spedizione militare.

Varcata la frontiera tunisina senza incontrare alcuno ostacolo, facendo, come fu detto a Parigi, al Palazzo Borbone, “une promenade militaire„, le truppe della Repubblica si avvicinano a Tunisi e le navi da guerra sbarcano soldati a Biserta. L'11 maggio il ministro Barthélemy informa l'ambasciatore Cialdini che le truppe non entreranno in Tunisi se il Bey firmerà il trattato che gli verrà sottoposto; che l'occupazione militare cesserà appena avuta la prova della buona fede del Bey e del suo rispetto al trattato, e che anche Biserta sarebbe stata evacuata subito dopo.

Il trattato, così detto di garenzia, fu firmato l'indomani, 12 maggio, dal Bey e dal generale comandante le truppe invadenti. Il Bey, che invano si era rivolto alle Potenze, accettò tutto quello che gl'imposero, consenti anche l'occupazione militare come gliela chiesero, cioè ristretta a taluni punti, sino al ristabilimento dell'ordine.

La Francia non si arrestò al trattato. L'agitazione naturalmente sorta nella Tunisia per l'invasione straniera, dette argomento a estendere le operazioni di guerra. Un nuovo credito di 14 milioni fu approvato dal Parlamento; il 12 luglio la squadra francese occupava Sfax, il 24 luglio Gabes; il 9 ottobre le truppe repubblicane entravano a Tunisi.

Così la Francia conquistò la Reggenza.

Tutte le promesse fatte al gen. Cialdini dai tre ministri che trattarono la questione, Waddington, Freycinet, Barthélemy, furono, una dopo l'altra, violate, e l'ingenua fiducia del Cairoli fu molto male ricompensata. Alla Camera italiana il Cairoli, prima che l'azione francese raggiungesse i fini propostisi, si difese mettendo innanzi la sua buona fede — innegabile come la sua incapacità — e si fece garante che i francesi si sarebbero ritirati dalla Reggenza appena vinti i Krumiri; ma Crispi lo ammonì: “Bisogna aver dimenticato la storia, per credere che l'esercito francese, dopo punite le tribù ribelli, uscirà dalla Tunisia„.