Il Cairoli dichiarò, altresì, in Parlamento, di avere con l'Inghilterra “una identità di idee nell'apprezzare la questione di Tunisi„, e volle così smentire quelli che affermavano “immaginarii isolamenti„.

Non si comprende perchè un uomo probo come il Cairoli affermasse cosa talmente lontana dal vero. Bisogna supporre che egli non leggesse i documenti, o che, letti, li dimenticasse; perchè i documenti della Consulta contenevano la prova del contrario.

Il 7 gennaio 1879 conversando col marchese Menabrea, ambasciatore d'Italia a Londra, il ministro Salisbury, interrogato sulle voci dei giornali, secondo le quali anche il governo della Regina spingeva la Francia ad annettere la Reggenza di Tunisi all'Algeria, rispose ch'egli “stava neutro nella questione„, cioè si asteneva, e che aveva dichiarato alla Francia “che scorgendo l'Italia contraria ad un tale divisamento, lasciava che quelle due Potenze se la intendessero fra loro„. Il 13 febbraio dello stesso anno il Menabrea, avendo domandato al Salisbury che l'Inghilterra facesse una dichiarazione di voler mantenere lo statu quo in Tunisia, il Salisbury “si astenne da nulla promettere circa la dichiarazione dianzi suggerita„. L'11 luglio 1880 lo stesso Menabrea riferiva aver il ministro conte Granville dichiarato “che la Tunisia essendo uno Stato indipendente, salvo i diritti della Sublime Porta, l'Inghilterra non poteva intervenire in quelle questioni che si riferiscono al governo interno della Reggenza„. Il 22 di quel mese il Cairoli ritenendo che l'atteggiamento inglese potesse mutarsi, insisteva: “A noi non sembra ammissibile.... che le altre Potenze, l'Inghilterra in specie, vogliano accogliere una teoria [cioè che la Tunisia dovesse considerarsi come un'appendice dell'Algeria] che già fin d'ora turberebbe l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo„. Ma il Granville rispondeva il 29 luglio “che l'Inghilterra non avendo che interessi secondarii nella Tunisia, non voleva intervenire nei dissensi insorti tra noi e la Francia, a meno di esservi direttamente invitata„ — e non occorre avvertire che il nobile lord era sicuro di non ricevere un invito simile dalla Francia!

Naturalmente, le cose non mutarono quando la crisi fu prossima; il 17 febbraio 1881 toccò a lord Lyons, ambasciatore britannico a Parigi, di avvertire il generale Cialdini che l'Inghilterra “teneva molto a non far nulla che possa dispiacere alla Francia„.

Alla Consulta si presumeva allora di sapere quale fosse la politica che nel Mediterraneo convenisse all'Inghilterra; e su tale presunzione si fondava. Anche dappoi abbiamo vissuto di illusioni su questo argomento, perchè in realtà, tranne durante un periodo del quale ci occuperemo più avanti, l'Inghilterra ha trovato sempre il suo interesse nell'intendersi con la Francia.

Può darsi che al 1878 i ministri inglesi avessero sull'avvenire della Tunisia le idee che loro attribuiva uno scrittore francese, il Constant d'Estournelle:[13]

“Du jour où le gouvernement anglais constate que la Tunisie est condamnée et qu'une intervention étrangère y est inévitable, entre quelles mains doit-il souhaiter de la voir tomber? les notres ou celles de l'Italie? Entre les notres sans aucun doute. De deux maux on choisit le moindre. Il a tout intérêt à ne pas abandonner à l'Italie la garde du vaste goulet qui met en communication les deux bassins de la Méditerranée. Son action en 1871 auprès du cabinet de Florence en était déjà une preuve. Or l'Italie serait maîtresse de ce passage, dans le cas où le promontoire tunisien qui s'avance vers la Sicile lui appartiendrait. Possédant, avec la Sardaigne et l'îlot de Pantellaria, la pointe du cap Bon, le sommets de Carthage, Bizerte, on peut dire qu'elle commanderait les communications maritimes de l'Europe avec l'Orient et qu'elle pourrait, au besoin, sinon les arrêter tout à fait, du moins les gêner considérablement. Il est clair que ce n'est pas l'Angleterre qui favorisera jamais la création d'une pareille entrave et qui s'exposera à faciliter l'interception de la grande route que sillonnent aujourd'hui librement par milliers ses bâtiments. Elle a tout avantage, au contraire, à ce que les deux côtes du passage appartiennent à deux puissances différentes: c'est pour elle le plus sûr moyen d'en assurer la neutralité„.

La conquista francese di Tunisi non fu discussa alla Camera italiana; il ministero Cairoli si ritirò il 14 maggio, appena potè apprezzare l'effetto prodotto in tutta l'Italia dalla notizia del trattato del Bardo. L'on. Crispi che aveva diretto gli oppositori con moderazione, era in predicato di succedergli; ma i capi della Sinistra furono concordi, come sempre, nel volerlo lontano dal governo. Dissero che il nome di Crispi suonava guerra alla Francia, e non era prudente. In realtà, Crispi aveva, pochi giorni prima, ripetuto alla Camera che “un conflitto tra la Francia e l'Italia sarebbe una guerra civile„ e aveva deplorato che le buone relazioni tra i due paesi fossero state compromesse da una politica imprevidente e leggera. Non può infatti negarsi che se i diritti dell'Italia fossero stati validamente difesi, il governo francese non avrebbe potuto con l'impresa di Tunisi alzare una barriera tra i due Stati.

Quell'impresa ci offese dippiù pel modo onde fu compiuta e per l'alterigia con la quale ci si trattò. Eravamo isolati, deboli, con le finanze in disordine, in conflitto con l'Austria; e la Francia non soltanto profittò di tali circostanze per cacciarci da un paese vicinissimo al nostro e dove avevamo interessi maggiori dei suoi; ma s'irritò delle nostre naturali e legittime proteste, e aggiunse all'azione prepotente le minacce, e colpì col disprezzo l'ira nostra impotente.

È vero — come si affermò — che se l'Italia avesse risposto al protettorato francese sulla Tunisia con l'occupazione della Tripolitania, avrebbe trovato le grandi Potenze neutrali e l'appoggio dell'Inghilterra?