Un giornale inglese, lo Standard, pubblicò (22 o 23 maggio 1881) un documento diplomatico sin allora inedito, nel quale si affermava che in una conversazione tra i signori Waddington, Corti e lord Salisbury era stato convenuto che l'Italia potesse occupare la Tripolitania, se la Francia si fosse annessa la Tunisia.
Il conte Corti — che era in quei giorni ambasciatore a Costantinopoli — si affrettò a mandare una smentita con la fretta che avrebbe posta nel respingere una insinuazione ingiuriosa:
«Siffatta conversazione — egli scriveva il 24 maggio — non è mai seguìta, nè a Berlino, nè altrove. I plenipotenziari d'Italia non avevano missione di trattare della distribuzione di territori appartenenti ad altre potenze, all'infuori di quelli che costituivano le conseguenze immediate della guerra.
Il documento diplomatico cui si riferisce il telegramma è dunque apocrifo, oppure contiene la relazione d'un colloquio non avvenuto. Per lo che mi presi la libertà di pregare l'E. V. di far smentire l'asserzione del giornale inglese.»
La mentalità del conte Corti è tutta rispecchiata in questa smentita. È chiaro che come diplomatico egli era un pesce fuori d'acqua. Forse sarebbe stato un buon prete.
Il marchese Menabrea, al quale fu telegrafato da Roma il desiderio del Corti, rispose il 31 maggio:
Nel medesimo giorno io telegrafavo in chiaro a codesto ministero nei termini seguenti:
«Le Times publie aujourd'hui un télégramme de Rome informant que M. Corti dément la conversation avec lord Salisbury qu'on lui attribue, pour faire donner Tripoli à l'Italie, dans le cas où Tunis serait annexé à la France. Cette question a provoqué une interrogation de M. Arnold, dans la dernière séance de la Chambre des communes. Sir Charles Dilke a répondu qu'il n'y avait pas eu, au sujet de Tripoli, d'échange de correspondance entre les deux gouvernements anglais et italien. D'autres interrogations ont également eu lieu sur Tunis; elles n'ont amené aucune résolution. — Menabrea.»
La sera stessa del giorno 25, in cui erano stati ricevuti e spediti i telegrammi anzidetti, io incontrai, al ballo di Corte, il sotto-segretario di Stato per gli Affari esteri, sir Charles Dilke, che, fermandosi, mi disse spontaneamente di essere stato sorpreso della smentita data dal conte Corti, imperocchè esistevano al Foreign Office prove, o documenti che fossero, che si riferivano alla sovraccennata conversazione. Egli soggiunse che questa doveva essere, all'indomani, oggetto di una nuova interrogazione nella Camera dei Comuni, ma che egli eviterebbe di entrare in discussione in proposito, rifiutando di dare ulteriori spiegazioni.
Infatti, nella seduta del 26 corrente, ebbe luogo nella Camera l'interrogazione annunziata. Traduco dal Times del 27 maggio il resoconto che vi si riferisce: