L'agente del barone Haymerle andò a Vienna, fece le comunicazioni delle quali il Maffei lo aveva incaricato, e il 17 febbraio 1881, ritornato in Roma, partecipava che il barone Haymerle e il suo ad latus, barone Teckenberg, ritenevano facile l'accordo per un trattato di reciproca neutralità:

«Fatta naturalmente astrazione della Bosnia e dell'Erzegovina, da un eventuale cambiamento del diritto di Stato e di Sovranità, e delle relative pratiche col Sultano riguardo all'avvenire di quei paesi, l'Austria-Ungheria dichiara di rispettare scrupolosamente lo statu-quo in Oriente e di non aver nessunissima idea di oltrepassare menomamente la linea tracciata da detto trattato.

Oltre i sovraccennati eventuali, e per ora poco probabili cambiamenti del diritto di Stato e di Sovranità nella Bosnia e nell'Erzegovina, i quali potrebbero eventualmente compiersi senza violare menomamente lo statu quo dell'Oriente e le determinazioni del trattato di Berlino, e restano perciò fuori di discussione, l'Austria-Ungheria non intende menomamente seguire una politica d'espansione in Oriente; non pensa menomamente ad avanzarsi a Salonicco o in Albania e mantiene scrupolosamente lo statu-quo territoriale. In questo riguardo si è pronti a dare tutte le assicurazioni necessarie per dimostrare il fermo proposito dell'Austria-Ungheria di rispettare scrupolosamente i limiti assegnatile dal trattato di Berlino, e di astenersi da ogni politica espansione.

Le relative dichiarazioni del ministro e del suo alter ego non lasciano nulla a desiderare, a mio parere, in lucidità e decisione, e la base di ulteriori negoziati per la conclusione di un trattato di neutralità sarebbe perciò, secondo me, trovata.

I baroni Haymerle e Teckenberg credono che le circostanze generali non offrano alcuna seria difficoltà di natura a opporsi alla conclusione d'una sincera ed intima amicizia fra l'Italia e l'Austria-Ungheria.

L'Austria-Ungheria fu ed è sempre pronta ad apprezzare i legittimi interessi dell'Italia come potenza grande e marittima, e segue con simpatia i suoi passi; perciò non metterà verun ostacolo, anzi vedrà con simpatia l'accrescimento della sfera dei poteri dell'Italia nel Mediterraneo, ben inteso che resti intatto lo statu quo nell'Adriatico, e che questo non diventi un lago italiano.

Guidata da questo punto di vista, l'Austria-Ungheria accetterà volentieri ogni accomodamento favorevole agli interessi italiani per la quistione tunisina ed eventualmente per l'acquisto di Tripoli. Ispirandosi allo stesso punto di vista d'un accrescimento dei legittimi interessi dell'Italia nel Mediterraneo, l'Austria-Ungheria ha respinto la proposta russa di compensare la Grecia con l'isola di Candia, l'idea dell'Austria-Ungheria essendo, senza naturalmente assumere sin d'ora decise garanzie in proposito, che Candia potrebbe essere data all'Italia, precisamente per rafforzare la sua posizione nel Mediterraneo.

I baroni Haymerle e Teckenberg conchiusero colle più vive proteste di simpatia per l'Italia e il suo governo, e sarebbero felici di addivenire ad un accordo che guarentisse l'imperturbata coltivazione d'una vera ed intima amicizia fra i due paesi. Essi attendono, dunque, le ulteriori proposte della S. V. I., e lasciano libera a Lei la scelta, se per i futuri negoziati debba venire qualcheduno da Vienna a Roma o s'Ella creda preferibile di legare a Vienna una persona di sua fiducia.»

L'on. Cairoli esitò o non volle seguire il suo collaboratore. Sopraggiunsero gli avvenimenti tunisini, i quali naturalmente indebolirono il prestigio dell'Italia. Quando l'on. Mancini, nuovo ministro degli Affari esteri (dal 29 maggio), iniziò risolutamente la politica di ravvicinamento all'Austria e alla Germania, e alla fine di ottobre mandò il re d'Italia in visita a Vienna, i primi passi si risentirono della situazione peggiorata a nostro danno. E se ne ebbe una testimonianza clamorosa nelle Delegazioni del novembre, dove uomini in vista, come l'ex-Cancelliere Andrássy e il Kallay, interpretarono sconvenientemente i motivi del recente viaggio a Vienna del re Umberto.

Le trattative per l'alleanza, cominciate a Vienna, furono continuate fra i tre gabinetti; l'Austria e la Germania erano già legate sin dal 7 ottobre 1879 col trattato perpetuo che fu reso pubblico il 3 febbraio 1888. L'accessione dell'Italia, con speciali condizioni che sono un segreto di Stato, fu firmata il 20 maggio 1882; è noto soltanto che anzichè un patto di reciproca neutralità, come voleva dapprima l'Austria, esso contiene una guarentigia dell'integrità territoriale delle tre Potenze.[14]