Ero partito d'Italia col pensiero di fare un viaggio di piacere; ma mutai proposito pensando che valeva meglio un viaggio d'istruzione.
Mi recai dunque pel Gottardo a Berlino, dove rimasi sette giorni. Da Berlino, per la via di Bruxelles e Ostenda, venni a Londra, dove starò questi giorni di luglio.
Quali sono le mie impressioni? Non confortanti per il nostro paese; se il Governo non saprà svegliarsi in tempo, avremo nuovi danni dopo quello di Tunisi.
La Germania è completamente disinteressata nelle cose africane, e lascia fare a coloro che vi hanno o credono avervi interessi diretti. Bisogna dunque affrettarsi a prendere una parte attiva senza scrupoli, nè timori.
L'accordo europeo è una commedia, e la Conferenza di Costantinopoli un giuoco da fanciulli. Le Potenze si sono riunite, perchè non vi era altro da fare. La nessuna importanza della riunione, è provata dal fatto di chi la presiede.[17] Chiunque intervenga in Egitto, sarà tollerato; non verrà una guerra da ciò. E chi interverrà acconcerà le cose a modo suo.
Bismarck pensa all'Impero, e la sua politica ha un solo scopo: che l'Impero stia e si consolidi. Contro l'Impero non vede che due soli nemici: la Russia e la Francia. Le sue alleanze sono combinate in vista di una guerra che gli potesse venire da coteste due Potenze. Si è legata indissolubilmente l'Austria, e lavora a riordinare un forte esercito in Turchia. Poco si cura dell'Italia; sa che in caso di guerra non può esserle nemica....[18] Se fossimo armati, la nostra posizione in Europa sarebbe tutt'altra. Avrebbero necessità di noi e nulla farebbero senza di noi. In fatto d'armamenti voi non potete immaginare con quale impulso febbrile si proceda qui....
Il Mancini si consola della sua politica — e ne ha ragione, perchè eravamo caduti troppo in basso con Cairoli. — Ma ancora non ha portato alcun benefizio reale, e non può portarne. Non abbiamo nemici, ma non abbiamo amici, quantunque tutti ci desiderino come tali. Ma siccome non si fidano, e nulla noi facciamo per metterci davanti ed agire, tutti procedono nel loro interesse senza curarsi di noi, e ci lasciano indietro.
Ormai bisogna intervenire in Egitto. La Germania non si opporrebbe e ci resterebbe amica; l'Inghilterra lo desidera, e ci accoglierebbe di buon grado. Intervenendo, nulla si farebbe nell'Africa senza di noi; e sopratutto s'impedirebbe che altri agisse a danno nostro. Se resteremo inerti, la Francia si consoliderà nella Tunisia e sarà in pericolo la Tripolitania. Il Mediterraneo ci sarà tolto per sempre.
A proposito della Tunisia ho sentito tali cose sul contegno dei nostri a Berlino nel 1878, da far trasecolare. Fummo giuocati in un modo indegno per la imperizia di chi ci rappresentava.
A Corte qui son dolenti della stampa italiana, e non sanno comprendere il motivo dei nostri risentimenti. Il principe di Galles se ne dispiacque e soggiunse che l'Italia farebbe male a lasciar passare anche questa occasione di prender parte all'intervento. E qui piacerebbe, perchè noi saremmo di contrappeso alla Francia, che non è amata.