Incessante dopo d'allora fu lo scambio di comunicazioni in proposito con Londra, con Parigi, Vienna e Berlino. Ancora il 5 novembre 1889 lord Salisbury trova giustificate le apprensioni nostre rispetto al porto e ai lavori che cautamente si eseguono a Biserta.

Il 25 giugno 1890 l'ambasciatore Tornielli telegrafa a Roma:

«Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano carattere militare.»

Ma in ottobre il ministro degli affari esteri della Francia, Ribot, mentre assicura che non sono in corso studi per l'erezione a Biserta di opere militari, afferma che la Francia ha facoltà di erigervene, e alla obiezione mossagli dall'ambasciatore italiano che per bocca dei ministri suoi predecessori la Francia ha assunto impegno di non fortificare quel porto, risponde che qualunque [pg!73] dichiarazione precedente non lega il governo francese, e che il Bey, in ogni caso, ha piena libertà di premunirsi.

Questa arditissima teoria del ministro Ribot, comunicata alle Cancellerie amiche col rapporto del generale Menabrea che la riferiva, parve ed era una sfida. La Cancelleria germanica l'accolse severamente, secondo si legge nella lettera che segue dell'ambasciatore di Launay:

«Berlino, 5 Novembre 1890.

Signor Ministro,

Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma nel senso di esse mi sono espresso verbalmente.

Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione. Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle altre commesse dal ministro degli affari Esteri della Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non avranno che un carattere commerciale.

Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli al Foreign Office nel senso del promemoria predetto e ne richiami l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury — forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona ancora a tale questione — non crede che sia venuto il momento per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali, questo ministro [pg!74] è però animato da buone intenzioni verso di noi e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare al marchese di Salisbury una spinta.

Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha detto il Segretario di Stato.

Launay.»

Signor Ministro,

Lord Salisbury, in verità, si dimostrava proclive a prestar fede alle assicurazioni francesi, e all'Incaricato d'affari della Germania esprimeva il parere

«non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un porto fortificato.»

Dovette Crispi dimostrare a Londra l'irrefutabile carattere militare dei lavori, la gravità della questione e le irreparabili conseguenze che sarebbero per derivarne.