D'altronde, il successore di Crispi, on. Di Rudinì, recando al governo scarsa coscienza degl'interessi d'Italia, prevenzioni mal fondate e minore autorità personale, si adattò alle risposte evasive del Foreign Office, il quale facendo propria la teoria dell'Ammiragliato Britannico finì con l'affermare che dalle fortificazioni di Biserta l'Italia e l'Inghilterra nulla avevano a [pg!82] temere, e altresì che Biserta, operando una diversione delle forze navali francesi, sarebbe stata una debolezza e un danno per la Francia.[19]
Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da quella di Crispi — caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia della Francia — dopo avere raccolto a poco a poco i materiali necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord dell'Africa, dissimulandone con [pg!83] la lentezza dei lavori il valore bellico per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato al Bey di Tunisi.
L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti. [pg!84]
Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano:
«29 maggio. — Arrivarono col postale francese Ville de Naples 80 casse polveri.
31 maggio. — Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50 cartucce.
3 luglio. — Arrivarono col postale francese Ville de Bône 750 barili polveri.
6 luglio. — Arrivarono col postale francese Ville de Rome 27 casse cartucce.
10 luglio. — Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso di ogni barile cg. 5».
In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata, giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale ispirato da Crispi, la Riforma, scriveva il 1.º dicembre: