L'on. Crispi ordinò che s'impedisse l'affissione di questo manifesto e sciolse il Comitato, con grande sdegno del partito democratico che moltiplicò le proteste e votò anche una querela contro l'autorità di pubblica sicurezza, la cui redazione fu affidata ai 24 avvocati del Circolo radicale, tra i quali erano Barzilai, Gallini, Vendemini, Pellegrini.

Con circolare del 19 luglio Crispi proibì i Comizii che la Commissione esecutiva segreta del Comitato irredentista aveva predisposti dovunque. L'agitazione, tuttavia, promossa dai Comitati «pro Trento e Trieste» sorti dai fianchi delle Associazioni radicali, era vivace, e i tentativi di dimostrazioni contro l'Austria continui. Crispi era risoluto a prevenirle e a reprimerle. Al prefetto di Ravenna telegrafava il 22 luglio dolendosi che a Conselice non fossero state deferite all'autorità giudiziaria grida sediziose emesse in una dimostrazione irredentista, perchè «questo nuoceva al prestigio del governo e accresceva l'audacia dei perturbatori dell'ordine pubblico».

Dopo quest'atto di rigore, l'on. Crispi telegrafava a Berlino:

«Roma, 29-7-89.

Ambasciata Italiana

Berlino.

(Riservato). Nel suo telegramma del 25 luglio V. E. accenna che costì fece buona impressione il decreto di scioglimento del Comitato per Trento e Trieste. Ho fatto quello che era mio dovere. Ma non posso celare il mio pensiero, che nel regolarsi cogli italiani dell'Impero le autorità austriache non sono nè sapienti nè prudenti. Sevizie e processi a nulla giovano, ed inaspriscono gli animi. Desidero quindi che V. E. preghi il Principe Cancelliere a nome mio di far giungere a Vienna consigli di prudenza e di temperanza. Il Governo austriaco comportandosi paternamente verso gli italiani della Monarchia renderebbe più facile il mio compito verso gli irredentisti.

Crispi.»

Ambasciata Italiana

Berlino.

[pg!109]

Il principe di Bismarck non ricusò il suo intervento:

«Berlino, 7 agosto 1889.

S. E. Crispi

Roma.

(Riservato). Cancelliere, cui venne riferito sul messaggio contenuto nel telegramma di V. E. 29 luglio, volendo per quanto è possibile tener conto del desiderio da Lei espresso fece trasmettere al Principe Reuss istruzioni confidenziali di parlare in tempo opportuno ed in via privata al conte Kálnoky sull'argomento delicato riguardo contegno prudente e moderato da osservare dalle Autorità austriache verso Italiani dell'Impero. Quell'Ambasciatore dovrà dunque nei suoi colloquii evitare perfino apparenza d'intervento ufficiale come dal dare appiglio a sospetto qualunque che il Gabinetto di Berlino miri ad esercitare anche indirettamente una pressione sul Governo Austro-Ungarico, e ciò appunto per non correre rischio di ottenere risultati contrarii al compito di V. E. verso gli irredentisti.

Launay.»

S. E. Crispi

Roma.

Frattanto la causa dell'irredentismo, sostenuta dal partito radicale, continuava ad agitare il paese. Quale rapporto vi fosse tra cotesto movimento e l'ingerenza che segretamente il governo francese non ha mai cessato di esercitare in Italia, è difficile stabilire. Le autorità politiche delle maggiori città ritenevano che gl'irredentisti avessero accordi in Francia e probabilmente anche pecunia.