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«Vienna, 3-9-1889.
S. E. Crispi
Roma.
(Riservato). Appena ricevuto il telegramma di V. E. mi recai da Kálnoky e gli rinnovai l'istanza anche a nome di V. E. perchè facesse tutto ciò che dipendeva da lui per sollecitare esito del processo Ulmann. Feci notare a S. E. esser di grande interesse politico per i due Stati il tôr di mezzo questa causa permanente d'imbarazzo per ambedue. Kálnoky mi promise di fare passi solleciti presso il Ministero della Giustizia nel senso desiderato e di farmi conoscere l'esito che non mancherò di telegrafare.
Nigra.»
S. E. Crispi
Roma.
«Vienna, 10-9-1859.
S. E. Crispi
Roma.
(Riservato). Kálnoky mi ha detto che la istruzione relativa ad Ulmann è finita, e che il giudizio è ora deferito alla Magistratura ed al Giurì d'Innsbruck. Egli crede che il processo sarà terminato prima della riunione del nostro Parlamento e mi ha promesso che farà tutto ciò che dipende da lui per accelerarlo attivamente. Ho preso atto della sua promessa.
Nigra.»
S. E. Crispi
Roma.
«Vienna, 2-10-89,
S. E. Crispi
Roma.
(Segreto). Attenendomi istruzioni impartitemi dall'E. V. col telegramma di ieri, ho toccato oggi al conte Kálnoky colla dovuta prudenza e nel modo che ho creduto più confacente allo scopo, la questione dei recenti provvedimenti presi contro sudditi italiani a Trieste. Ricordando poscia a S. E. le promesse da esso fatte all'ambasciatore di S. M. l'ho pregato caldamente di volersi [pg!115] adoperare perchè il processo Ulmann fosse terminato al più presto possibile.
Il conte Kálnoky mi ha risposto che ignorava i particolari dei fatti a cui io avevo fatto allusione, e che avrebbe assunto presso il conte Taaffe le necessarie informazioni, ma mi ha soggiunto che da quanto aveva potuto apprendere dai giornali, quei provvedimenti riguardavano sudditi italiani che avrebbero preso parte al getto di petardi di cui si avrebbero le prove, e che tali provvedimenti non avevano certamente nulla di rigoroso. Osservai al conte Kálnoky che nell'interesse di tutti e due i paesi sarebbe però necessario di evitare ogni misura che potesse servire di pretesto a qualsiasi agitazione, ma S. E. mi replicò che detti provvedimenti non avevano un carattere vessatorio e che non costituivano altro che una semplice misura di sicurezza pubblica che incombe ad ogni Stato di prendere. In quanto al processo Ulmann il conte Kálnoky mi ripetè quanto aveva già fatto conoscere all'ambasciatore di S. M. e disse che esso aveva fatto tutto il possibile per accelerarne la soluzione e che era a tale proposito in trattative con il conte Taaffe. Avendo io accennato alla urgenza che tale processo fosse terminato prima di novembre, cioè prima della riunione del Parlamento italiano, S. E. mi rispose che non dubitava che esso sarebbe già terminato per quella data e che il ritardo attuale proveniva dalla solita procedura giudiziaria indispensabile.
Avarna.»
S. E. Crispi
Roma.
«Berlino, 3-10-89.
S. E. Crispi
Roma.
(Riservato). Il Sottosegretario di Stato scrisse ieri al principe Reuss di parlare al conte Kálnoky nel senso del telegramma di V. E. del 1º ottobre riguardo al contegno delle autorità austro-ungariche a Trieste. Non occorre notare che condizione essenziale di riuscita di tale entratura sia di osservare segreto il più assoluto sull'istruzione trasmessa dal Governo imperiale al suo rappresentante a Vienna.
Launay.»
S. E. Crispi
Roma.
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