«Vienna, 22-10-1889.

S. E. Crispi

Roma.

Nel ricevimento ebdomadario di oggi ho fatto presso S. E. il conte Kálnoky nuove insistenze nel senso delle istruzioni impartitemi dall'E. V. con telegramma del 12 relativamente processo Ulmann. Egli ha detto che s'era anche recentemente occupato di questo affare, che ne aveva parlato col Ministro della Giustizia, perchè si adoperasse per sollecitare al più presto la soluzione del medesimo, e che sperava sempre che avrebbe potuto essere terminato prima della fine del mese. Nel caso contrario, egli ha aggiunto che si sarebbe provveduto perchè si riunisse per questo processo una sessione straordinaria.

Avarna.»

S. E. Crispi

Roma.

«Vienna, 27-10-1889.

S. E. Crispi

Roma.

Kálnoky mi ha pregato oggi di recarmi da lui per parlarmi del telegramma di V. E. da me comunicato ieri a Szögyeny relativo al processo Ulmann. Egli ha detto che, malgrado desiderio che qui si ha di corrispondere ai desideri di Lei, non era possibile accordare al R. Console la facoltà di assistere, nella sua qualità ufficiale, a quel processo, giacchè la concessione di tale facoltà, che non venne mai data ad alcun console estero, era contraria alla legislazione austriaca. Se questa fosse ora accordata al R. Console, il Governo sarebbe costretto concederla pure ai consoli degli altri Stati, ciò che non potrebbe ammettere. Feci nuovamente osservare a Kálnoky, che simile facoltà era però accordata ai consoli esteri in Italia e che sarebbe stato opportuno per i legami d'amicizia esistenti fra i due governi, essa fosse concessa ai RR. Consoli in Austria-Ungheria; ma il Ministro rispose che ignorava essa fosse stata accordata ai consoli austro-ungarici in Italia e da quanto a lui risultava essi non ne avevano almeno fatto mai uso. Del [pg!117] resto, egli aggiunse che il Ministro di Grazia e Giustizia austriaco erasi già pronunziato contrariamente a questa concessione nel progetto di dichiarazione (di cui mi diede lettura e che verrà in seguito comunicato alla R. Ambasciata) da esso preparato in contrapposto a quello del R. Governo relativamente all'interpretazione dell'articolo 16 della Convenzione consolare del 1874. Kálnoky mi pregò infine d'esprimere a V. E. suo rammarico che la legislazione austriaca impedisse al Governo Imperiale di soddisfare in questa occasione la di Lei domanda.

Avarna.»

S. E. Crispi

Roma.

«Berlino, 7-11-1889.

S. E. Crispi

Roma.

(Riservato). Prima di ricevere telegramma di V. E. del 5 corr. avevo domandato per ben due volte a questa Cancelleria imperiale quale fosse il risultato delle istruzioni trasmesse al principe di Reuss in conseguenza del desiderio espresso nel telegramma di V. E. del 1.º ottobre. Mi fu risposto che era in corso a Trieste una inchiesta la quale avrebbe già messo in rilievo seri gravami contro Ulmann ed altri imputati politici di quella città: mi fu d'altronde assicurato che verso l'epoca della gita dell'Imperatore Guglielmo a Monza, furono da noi esposti gli inconvenienti che il giudizio non avesse luogo prima della riunione del nostro Parlamento. Supponeva che di ciò fosse stata fatta menzione nei colloqui di V. E. col conte di Bismarck. Mi feci premura di parlare colla voluta prudenza al sotto-segretario di Stato e d'insistere nel senso del telegramma giuntomi ieri sera; egli ne riferirà a Friedrichsruhe, il Principe Cancelliere non essendo aspettato a Berlino che verso metà di questo mese. Intanto il S. S. di Stato non taceva quanto riuscirebbe malagevole di tornare con Kálnoky sopra argomento così delicato e che sta fuori della sua competenza. Il Gabinetto di Berlino per quanto gli spetta evita di sporgere querela sia in Austria-Ungheria che in Russia per certe amministrazioni che sicuramente non procedono coi dovuti riguardi per gli interessi dei tedeschi nei due Imperi.

Launay.»

S. E. Crispi

Roma.

[pg!118]

«Vienna, 7-11-1889.

S. E. Crispi

Roma.

Kálnoky non dovendo tornare a Vienna che domani, ho comunicato stamane a Szögyeny telegramma di V. E. in data di ieri, relativo processo Ulmann. Ho insistito presso lui sugli inconvenienti risultanti dal ritardo frapposto nel terminare quel processo, specialmente in vista della prossima riunione del Parlamento italiano. Egli mi ha risposto che avrebbe riferito a Kálnoky, appena fosse tornato, la mia comunicazione, e che oggi stesso avrebbe parlato a Taaffe perchè si adoperasse altrimenti per fare dare un pronto compimento al giudizio, che egli disse non essere infatti ancora cominciato, malgrado le promesse state fatte al Ministero Imperiale e Reale. Szögyeny ha aggiunto che si rendeva perfettamente conto degli inconvenienti da me accennati, e che per ciò qui si metteva ogni impegno per accelerare la soluzione del processo, che sperava avrebbe potuto essere terminato prima della riunione del nostro Parlamento.

Appena avrò potuto vedere Kálnoky, non mancherò di far nuove insistenze nel senso delle istruzioni di Lei.

Avarna.»

S. E. Crispi

Roma.

«Vienna, 10-11-1889.

S. E. Crispi

Roma.

Ho profittato dell'udienza datami oggi da Kálnoky per insistere nuovamente presso di lui perchè il processo Ulmann fosse terminato prima della riunione del Parlamento italiano. Egli mi ha risposto che, subito dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe, aveva in questo senso adoperato tutta la sua influenza personale presso il Ministro di Giustizia, il quale però avevagli rappresentato le difficoltà che tuttora si opponevano a che il processo potesse essere terminato nel termine desiderato, giacchè era necessario procedere alla traduzione dall'italiano al tedesco di tutti gli atti voluminosi del processo. In tale [pg!119] stato di cose Kálnoky mi ha pregato di annunziare all'E. V. che egli per far cosa gradita e per togliere di mezzo questa causa d'imbarazzi tra i due Governi aveva proposto che non si desse più seguito al processo Ulmann e che questi fosse rinviato in Italia. Egli sperava che l'Imperatore avrebbe acconsentito a tale sua proposta.

Avarna.»