S. E. Crispi
Roma.
«Vienna, 16-11-1889.
S. E. Crispi
Roma.
(Personale). Kálnoky mi annunziò oggi che fedele alla promessa fattami e tenendo conto speciale delle istanze di V. E. di abbandonare il processo contro Ulmann e di espellerlo in Italia, S. M. diede il suo consenso e l'ordine relativo è stato impartito. Ho ringraziato in di Lei nome il Conte Kálnoky di questo provvedimento che fa testimonianza di moderazione governo imperiale e di deferenza verso il governo del Re.
Nigra.»
S. E. Crispi
Roma.
«Come fulmine a ciel sereno — annunziava il 19 luglio 1890 il giornale slavo Narodni List di Zara — è scoppiata la notizia che il governo ha sciolto la Società Pro Patria la quale aveva la sua sede a Trento e diramazioni in tutte le terre «irredente» della nazione italiana in Austria.... Si racconta che nell'ultimo Congresso tenuto a Trento, inter-pocula se ne intesero tante e tante che obbligarono il governo allo scioglimento della Società. Benedetto vino che compromise Noè....»
La notizia che con gioia non dissimulata dava l'organo dei croati, era vera. I motivi del decreto di scioglimento erano questi che trascriviamo testualmente:
«La Società non politica Pro Patria la quale, a mezzo di gruppi locali, estende la sua attività al Tirolo, al Litorale ed alla Dalmazia, nel Congresso generale tenutosi il 29 giugno 1890 in Trento, dietro proposta del socio [pg!120] Carlo Dr. Dordi e fra vivi applausi ha deliberato a voti unanimi di comunicare in via telegrafica alla Società Dante Alighieri in Roma, nonchè al presidente della stessa, Bonghi, la piena adesione e le più sincere felicitazioni;
Essendo notorio che la Società Dante Alighieri in Roma osserva un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica ed emergendo da ripetute comunicazioni pubbliche, portate a generale conoscenza mediante la stampa periodica italiana, che le aspirazioni di quella Società sono rivolte direttamente contro l'interesse dello Stato austriaco, la Società Pro Patria, col summenzionato deliberato ha dato a conoscere che essa, oltre agli scopi scolastici, messi dallo statuto sociale in prima linea, mira anche ad altri scopi e precisamente a scopi politici, i quali secondo le circostanze potrebbero cozzare con le disposizioni del codice penale;
Questa tendenza sleale ed anti-patriottica della Società Pro Patria si è palesata anche in modo indiretto col fatto, che il comitato, costituito per l'organizzazione di festività in occasione del Congresso generale della Società Pro Patria in Trento, a capo del quale era il presidente del gruppo locale di Trento, l'avvocato Carlo Dr. Dordi, tralasciò di imbandierare la città, come era progettato ed anche notificato all'Autorità, in seguito al decreto di quell'i. r. Commissario di polizia, a tenore del quale l'imbandieramento non venne concesso che a condizione che contemporaneamente venisse pure inalberata in posizione distinta una bandiera dai colori dell'impero austriaco....»
Lo scioglimento della Pro Patria di una associazione cioè che si proponeva fini non politici, ma di cultura, era stato da parecchi mesi deciso, da quando, in aprile, l'idea di un monumento a Dante in Trento veniva accolta e suffragata in Italia da numerose sottoscrizioni come affermazione d'italianità. La pubblica sottoscrizione per l'erezione della statua era stata permessa in Austria dall'Imperatore; in Italia, quando ad essa vollero partecipare Consigli Comunali e provinciali con esplicite deliberazioni politiche, fu vietata da Crispi. Ma ciò non bastò al governo austriaco, il quale credette opportuno di colpire il sentimento italiano, come se questo potesse mortificarsi o distruggersi [pg!121] con una misura di polizia. Il pretesto non era neppure ben scelto, poichè non era vero che nell'incriminato e non trasmesso telegramma alla società Dante Alighieri, allora costituitasi, il congresso della Pro Patria avesse fatto «piena adesione», mentre invece aveva soltanto espresso «la propria soddisfazione per la costituzione» di quella Società. Ed era anche infondato che la Dante Alighieri «osservasse un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica» e che le aspirazioni di essa fossero «rivolte direttamente contro lo Stato austriaco». Il secondo motivo del decreto era anch'esso insussistente, perchè a Trento, in occasione del congresso, non era stata esclusa la bandiera dell'impero essendosi dal Comitato locale — che nulla poi aveva da fare con la presidenza della Società Pro Patria — rinunziato all'imbandieramento della città.
La Dante Alighieri, chiamata in causa nel decreto dell'i. r. Ministero dell'interno, protestò con la seguente lettera diretta a Crispi, quale Presidente del Consiglio e ministro degli affari esteri:
«Eccellenza,
Nel decreto di scioglimento della Società Pro Patria, dal Governo austriaco è dato a prova della condotta sleale e antipatriottica di essa — così dice — il seguente principale motivo:
«La Società non politica Pro Patria, la quale, a mezzo di gruppi locali, estende la sua attività al Tirolo, al litorale ed alla Dalmazia, nel Congresso generale tenutosi il 29 giugno 1890 in Trento, dietro proposta del socio Carlo Dott. Dordi e fra vivi applausi, ha deliberato a voti unanimi di comunicare in via telegrafica alla Società Dante Alighieri in Roma, nonchè al presidente della stessa. Bonghi, la piena adesione e le più sincere felicitazioni;
«Essendo notorio che la Società Dante Alighieri in Roma osserva un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica, ed emergendo da ripetute comunicazioni pubbliche portate a generale conoscenza mediante la stampa periodica italiana, che le aspirazioni di quella Società sono rivolte direttamente contro l'interesse dello Stato austriaco, la Società Pro Patria col summenzionato deliberato ha dato a conoscere che essa, oltre agli scopi [pg!122] scolastici, messi dallo statuto sociale in prima linea, mira anche ad altri scopi, e precisamente a scopi politici, i quali, secondo le circostanze, potrebbero cozzare con le disposizioni del codice penale».
Il Consiglio centrale della Società Dante Alighieri non può scegliere migliore testimone della erroneità patente di tali asserzioni che il Presidente dei ministri del Regno d'Italia.
La Società Dante Alighieri non si è tenuta segreta; ha operato e discorso alla luce del giorno; ha comunicati i suoi intendimenti al Governo e dal Governo ha ricevuto conforto e aiuto.
Ciò basta a provare che nessuno dei fini che le attribuisce il decreto austriaco le si può legittimamente attribuire; ed è obbligo, non diciamo soltanto nostro, ma del nostro stesso Governo, di protestare contro asserzioni che impugnano la lealtà nostra e la sua.
La Società Dante Alighieri non si è proposta di esercitare altre influenze in ogni paese dove vivano italiani, se non quelle che Società della stessa natura esercitano dappertutto, senza nessun sospetto di adoperarsi ad altro che a mantenere vivaci e fecondi alcuni vincoli intellettuali, morali e storici.
In Austria stessa i Tedeschi e gli Slavi fuori dei suoi confini le esercitano rispetto a' Tedeschi e agli Slavi dentro i suoi confini. Perchè solo agli Italiani, che non sono retti dal Governo austriaco, dovrebbe esser vietato di esercitarle rispetto a quelli che sono retti da esso? Gioverebbe al Governo austriaco stesso mostrare al mondo che solo gli Italiani considera come nemici, e dove per gli altri popoli il Governo austro-ungarico è monarchia, solo per essi non schiva di parere tirannide?
Noi non entriamo a giudicare l'atto altamente rincrescevole per il quale è stata sciolta la Società Pro Patria, che aveva comuni i fini con noi, fini supremamente civili, razionali e degni di osservanza e rispetto. Noi sappiamo che non potremmo dirigerci al nostro Governo se intendessimo chiedergli che esso comunicasse all'austriaco un nostro giudizio e suo. La libertà e l'autonomia dei governi, o bene o male usate, sono un principio supremo di condotta per tutti.
Questo soltanto ci preme di accertare: che cotesto atto di scioglimento di una Società tanto benemerita, fin [pg!123] dove presume di avere avuto motivo dalle sue relazioni colla nostra, da telegrammi supposti che non abbiamo mai ricevuti, da giornali italiani dei quali nessuno è organo nostro, e da simili altre accuse in tutto fantastiche, non ha in realtà motivo di sorta o almeno nessun motivo che si confessi apertamente.
Sicuri che Ella vorrà tener conto di questa nostra protesta e usarne nei modi che Ella creda meglio opportuni, le attestiamo il nostro ossequio.
Dell'Eccellenza Vostra
Dev.mi
I Membri presenti in Roma del Consiglio Centrale della Società Dante Alighieri: Ruggero Bonghi, deputato al Parlamento, presidente — G. Solimbergo, deputato al Parlamento, vicepresidente — Giulio Bianchi, deputato al Parlamento — Ferdinando Martini, deputato al Parlamento — Avvocato Pietro Pietri — Dottor Gaetano Vitali, segretario.»
«Eccellenza,