Signor Ministro,

L'atto del governo del conte Taaffe suscitò in Italia un vivo malumore, del quale naturalmente profittarono i radicali. L'agitazione irredentista divampò, e l'on. Crispi dovette adoperare tutta la sua autorità ed energia per frenarla.

Ecco un saggio delle istruzioni ch'egli dava ai prefetti:

«Commendator Basile Prefetto

Milano.

26-7.

(Riservato). Ripeto a lei quel che telegrafai al suo collega di Bari:

Il decreto per lo scioglimento del Pro Patria è un atto di politica interna di un governo straniero, contro il quale non abbiamo il diritto di agire.

Rispettiamo l'indipendenza degli altri Stati, se vogliamo rispettata la nostra.

La dimostrazione popolare che si minaccia di fare costà sarebbe un reato ai termini dell'articolo 113 del codice penale, il quale punisce con la detenzione da tre a trenta mesi ogni atto che possa turbare le relazioni amichevoli del Governo italiano con un Governo straniero.

Faccia modo di persuadere i promotori della dimostrazione a starsi tranquilli. Qualora i consigli non giovino, esegua la legge.

Crispi.»

«Commendator Basile Prefetto

Milano.

[pg!135]

«Commendatore Basile Prefetto

Milano.

31 luglio 1890.

(Personale). I comizi e le dimostrazioni contro il decreto di scioglimento del Pro Patria sarebbero atti antipatriotici che darebbero ragione al Governo austriaco del preso provvedimento.

I soci del Pro Patria affermavano che il loro era un sodalizio che aveva solo per iscopo la cultura nazionale e la diffusione della lingua patria nelle provincie nelle quali si parla l'italiano.

Le dimostrazioni ed i comizi indicherebbero che il Pro Patria era realmente un'associazione irredentista, siccome la disse la luogotenenza di Trento. Ne verrebbe danno ai soci, ai quali sarebbe tolta anche la possibilità di ricostituirsi sotto altro nome.

Veda Missori, Antongini ed altri patrioti e tenti di valersi dell'opera loro per dare sani consigli a coloro che con un preteso patriottismo turberebbero l'ordine in Italia e nuocerebbero a quelle popolazioni che dicono di voler redimere.

Invoco da tutti che sentano i doveri di patria e li adoperino.

Crispi.»

«Commendatore Basile Prefetto

Milano.

Nella seconda metà di agosto Crispi fu costretto ad adottare un provvedimento che diremo dimostrativo della sua ferma volontà di troncare l'agitazione irredentista: sciolse (decreto 22 agosto) le Associazioni, i Comitati, i Circoli e i Nuclei (denominazioni diverse di enti che si proponevano scopi identici) intitolati a Guglielmo Oberdank e a Pietro Barsanti.

Non vi furono contumelie che i radicali non lanciassero a Crispi, pel suo «servilismo austriaco». Ma egli, in verità, compiva un dovere penoso, e dei suoi sentimenti fanno testimonianza i telegrammi scambiati col Re Umberto, il quale era in grado di apprezzare il patriottismo del suo primo ministro: [pg!136]