«A S. M. il Re

Montechiari.

25 agosto 1890.

Oggi contemporaneamente in tutte le città nelle quali esistevano, furono sciolti i sodalizii intitolati Barsanti ed Oberdank.

I funzionari della pubblica sicurezza fecero il loro dovere e però le operazioni riuscirono.

In Roma furon trovate delle bombe.

Gli atti furono mandati all'autorità giudiziaria.

Sempre agli ordini di V. M.

Il devotissimo servo
F. Crispi.»

«A S. M. il Re

Montechiari.

«S. E. Cav. Crispi Pres. Cons. Ministri

Montechiari, 28 agosto 1890.

Ho ricevuto il suo telegramma di avant'ieri sera.

I provvedimenti presi per lo scioglimento dei Circoli Oberdank e Barsanti sono ottimi, essendo tali da far cessare una equivoca tolleranza indegna di paese reputato civile e liberale. La schietta energia di lei varrà a persuadere i facinorosi che hanno da fare con un Governo deciso a farsi rispettare e lo rispetteranno. Spero che d'altra parte un Governo alleato non renderà più difficile il patriottico compito di lei con atti eccessivi ed inutili.

Ad ogni modo di tutto la ringrazio di cuore.

Qui procede ogni cosa bene. Sono molto soddisfatto dello spirito delle truppe, come pure dell'accoglienza che dovunque ricevo dalle popolazioni.

Con sentimenti di viva amicizia

aff.mo
Umberto.»

«S. E. Cav. Crispi Pres. Cons. Ministri

[pg!137]

«A S. M. il Re

Montechiari.

28 agosto 1890.

L'Austria faccia la sua via. La deploro, ma non devo inquietarmene.

Facendo il nostro dovere e governando fortemente l'Italia, potremo a suo tempo aver ragione di dichiarare che non fu nostra la colpa se le sorti dell'impero vicino precipiteranno.

Sempre agli ordini di V. M.

Il devotissimo servo
F. Crispi.»

«A S. M. il Re

Montechiari.

Nel settembre un incidente del quale un suo collega del Ministero fu piuttosto vittima che responsabile, contrariò vivamente Crispi e rese inevitabile un provvedimento che lo addolorò molto.

In un banchetto offerto in Udine all'on. Seismit-Doda, ministro delle Finanze, uno dei commensali, l'avv. Feder, brindando al Doda e ricordando che nel 1848

«udita la rivoluzione di Vienna che fece scappare S. M. Cattolica Apostolica Romana» da Trieste si recò a Venezia per «partecipare a quell'Assemblea gloriosa che votò la resistenza ad ogni costo», augurò che «Sua Eccellenza chiudesse la sua laboriosa carriera.... con il viaggio inverso, su nave italiana, col tricolore italico spiegato vittoriosamente al vento.»