Tutto il mondo finanziario francese ostile. — La guerra ai titoli italiani. — Crispi chiede l'intervento della finanza germanica. — Bismarck e gli accordi del 1888. — La campagna al ribasso del 1889. — La stampa francese unanime consiglia l'espulsione dalla Francia dei titoli italiani. — Nuove difese dei banchieri tedeschi che si uniscono in Sindacato nel 1890. — Fondazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiario. — Fondazione della Banca Commerciale Italiana sotto gli auspicii di Crispi.
Una delle armi, la maggiore forse, che l'ostilità francese adoperasse per punire l'Italia di essersi alleata alla Germania, fu il discredito col quale colpì il Consolidato e gli altri valori italiani quotati alla Borsa di Parigi.
La cospirazione ai nostri danni si estendeva a tutto il mondo finanziario francese, ed era popolarizzata da una letteratura impressionista che descriveva sui giornali la miseria delle popolazioni italiane, costrette ad emigrare in massa quando erano stanche di nutrirsi d'erba, e contristate dal brigantaggio; denunziava la precarietà delle condizioni del Tesoro italiano, che affermava prossimo al fallimento; e attribuiva tale stato spaventevole alle spese militari, imposte da una politica estera anti-francese.
La speranza di «prenderci per fame», come dicevano, di costringerci ad abbandonare la Triplice Alleanza col ritiro dei capitali investiti in valori italiani e di determinare la sfiducia internazionale verso l'Italia, era sicuramente mal fondata. Ma il danno di questa guerra senza quartiere raggiungeva proporzioni [pg!178] considerevoli, poichè, dagli inizii del Regno, la finanza nostra era orientata verso Parigi, e in mani francesi si trovavano miliardi di rendita italiana. Gli avversari interni dell'alleanza italo-germanica si giovavano, naturalmente, del malumore che ne derivava e che si aggiungeva all'altro provocato dalla rottura del trattato di commercio e dall'applicazione di tariffe differenziali quasi proibitive. Il Governo italiano aveva il dovere di preoccuparsene e di esigere che il Governo germanico si adoperasse a neutralizzare, nella misura del possibile, questo effetto doloroso per l'Italia di una politica che alla Germania non arrecava che beneficii.
Il principe di Bismarck interessato dall'on. Crispi nei primi mesi del 1888, influì premurosamente a decidere l'alta banca germanica a intervenire in favore dei valori italiani. In una lettera del 18 febbraio di quell'anno il ministro Magliani scriveva a Crispi:
«Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale. Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a Berlino.
Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci sono:
1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di rendita italiana;
2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che la Francia ci nega nel momento attuale.
Col più affettuoso ossequio etc.»
Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring [pg!179] e Hambro e le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di obbligazioni ferroviarie.
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Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28 luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino:
«Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.
Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della quale nessuno sa darsi conto.»