L'on. Giolitti si affrettava a rispondere:

«Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione, con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione Sindacato, e assicurata azione efficace di questo. [pg!182]

Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò Vostra Eccellenza.»

Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente comunicazione:

«Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al disotto di 93.

Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto della Berliner Handelsgesellschaft e dalla Deutsche Bank, si è dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).

Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su buone case inglesi e sul Crédit Mobilier di Francia.

Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente con Roma.

Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa, d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie tedesche.»

L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole Giolitti:

«Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu risposto che il [pg!183] Bleichroeder si sarebbe subito posto in relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto scopo.

Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella popolazione.

Crispi.»

Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento.

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Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del credito italiano.

In Francia persistevano le ostilità.