.... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii all'indipendenza.»

Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto):

«Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità.»

Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto):

«I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»

La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno l'entente italo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni, fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio.

Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno, si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi [pg!221] del potere a Sofia ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni estreme.

Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito.

Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a Costantinopoli.

Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche: lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la pace europea.