Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente:

«In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle Potenze.

Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.

Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che l'altra di una soluzione pacifica della questione. In conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato un'amministrazione relativamente organizzata.

In ogni caso il Governo del Re prende atto con la [pg!225] più viva soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la questione risolversi pacificamente.»

Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana:

«L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»

Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi.

Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così concepita:

«Son Altesse le Grand Vézir

à Monsieur Stambouloff,

Sofia.

Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant pas été sanctionnée [pg!226] par la Sublime Porte, sa présence en Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas légale.

Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.

Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.

Said.»

«Son Altesse le Grand Vézir

à Monsieur Stambouloff,

Sofia.

Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione, lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi prima intesa con tutte le potenze.

Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò.