Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni, sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia.

Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889 qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889 telegrafava: [pg!227]

«R. Ambasciata,

Pietroburgo.

Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. Governo che non si debba mutare lo statu-quo, ma non nascosi che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con lode il Principato in circostanze difficili.

Crispi.»

«R. Ambasciata,

Pietroburgo.

Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le constatazioni che risultano dal seguente telegramma:

«Vienna, 10-11-1889.

Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis accennava ad agire e ad assumere un contegno [pg!228] ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.

Avarna.»

In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi non dubitiamo — così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore — dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.»

Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz:

«Roma, il 16 gennaio 1891.

Signor Conte,

Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.

Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella amministrazione del Principato. [pg!229]

Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti incomodi.

La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro compito anche in avvenire.

Le ho telegrafato nei medesimi sensi.

Crispi.»

Signor Conte,