Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto. Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti telegrammi:

«Mr. Crispi

Président du Conseil des Ministres,

Sofia, 6 mai 1894.

Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le Roi d'Italie de [pg!230] continuer à l'avenir son bienveillant soutien à un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son paisible développement.

Le Président du Conseil des Ministres
Stambuloff.»

«Mr. Crispi

Président du Conseil des Ministres,

«Son Excellence M.r Stambuloff

Président du Conseil des Ministres,

Sophia.

Rome, le 5 mai 1894.

Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.

Crispi.»

«Son Excellence M.r Stambuloff

Président du Conseil des Ministres,

Sophia.

Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi — quest'ultimo sospettato a Vienna di mene nei Balcani — e il vanto che lo Stambuloff si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia, ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia stessa alla Bulgaria.

Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta politica.

Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era disposta [pg!231] a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale, specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco.

Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio 1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8 febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della «patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria, osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla Russia emancipatrice».

Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal 1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione della volontà del popolo bulgaro.