Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie balcaniche[41] era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel 1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli hanno ora stretto di loro iniziativa.[42]

Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità, una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere sollevare la suscettibilità della sua competitrice.

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La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca. Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli, astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:

«31 luglio.

L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove insurrezioni. Esprimendosi [pg!236] in tal modo con cotesto ministro degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano state date al rappresentante di codesto Governo in Costantinopoli.

Crispi.»

Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.

«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»

Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:

«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso com'è, se ne mostrò inquieto.»

Da Londra: Risposta di Salisbury: