Vi fu allora un vivo scambio di comunicazioni tra i Gabinetti, il cui risultato fu che la Russia, temendo che Inghilterra, Austria e Italia avrebbero agito ugualmente, finì col dare ordine al proprio ambasciatore di associarsi alla intimazione proposta. La Francia, che in tutta la questione seguiva fedelmente la condotta della Russia, fece altrettanto. E il 10 dicembre i firmani imperiali erano concessi a tutte le sei grandi Potenze.

Ma il Governo russo non mancò di far sapere che non sarebbe andato più oltre, e non si sarebbe associato ad altre misure di coercizione, come quelle indicate da Goluchowski, sostenendo che bisognava sorreggere il prestigio del Sultano e non indebolirlo, se si voleva che egli riuscisse a ristabilire l'ordine nell'Impero.

Rotto così il concerto europeo, Crispi avrebbe voluto che in Oriente, come nel Mediterraneo, la politica dell'Inghilterra, dell'Austria e dell'Italia riprendesse il corso che aveva avuto durante il suo primo Ministero, in base agli accordi del 1887.

Della decisione di Crispi a prender parte in prima linea ad un'azione contro il malgoverno ottomano, che alla metà del novembre 1895 sembrò inevitabile, abbiamo più di un documento.

L'Italia, cercando di procedere d'accordo con l'Inghilterra, si era dichiarata pronta ad unire le proprie forze navali a quelle britanniche. Quando la squadra italiana al comando del vice-ammiraglio Accinni ebbe ordine di salpare per il Levante, l'on. Crispi ricevendo (16 novembre) l'Accinni e l'on. Bettolo, allora capitano di vascello, fece loro augurii di vittoria: [pg!253]

«Facciamo il dover nostro — egli disse — e teniamo alta la bandiera d'Italia. Ho piena fede in voi. La bandiera nazionale è affidata in buone mani. Iddio vi benedica.»

Nello stesso Diario, dal quale trascriviamo queste parole, Crispi prese le seguenti note:

«21 novembre. — Alle 9.15 i Reali giungono a Roma provenienti da Monza. Avendomi il Re invitato a recarmi da lui al Quirinale, sono ricevuto alle 10.

Espongo al Re lo stato delle cose in Oriente. Le potenze sono d'accordo nella loro azione verso la Porta Ottomana. Il passo dell'Austria fu inopportuno. Non era possibile che la Russia consentisse il passaggio degli Stretti alle flotte europee. Essa non poteva permettere un condominio, anche temporaneo, nel Mar Nero. Doveva quindi rifiutarsi. Il rifiuto però non ha rotto gli accordi. La posizione del Sultano è grave. Si trova tra due fuochi: il fanatismo musulmano e la volontà dell'Europa decisamente espressa. Sarà gran fortuna per lui e per le grandi potenze, se giungerà a ristabilire l'ordine nel suo impero.

La nostra flotta è a Smirne. Il vice-ammiraglio Accinni ebbe ordine di essere cortesissimo coi Francesi. L'ammiraglio Seymour offrì alla nostra squadra un comodo ancoraggio a Salonicco. Non ne abbiamo ancora profittato. Lord Salisbury dichiarò di ritenere in vigore gli accordi del 1887. Dichiarò che vuol procedere d'accordo con noi e che in caso di occupazione dei Dardanelli toccherebbe all'Italia la espugnazione delle fortezze turche.

Spero nella pace, ma ho preveduto il possibile caso della guerra.»

Delineatosi il dissenso tra le Potenze, lord Salisbury visse e fece vivere giorni di grande indecisione. Mentre il 15 novembre egli dichiarava all'ambasciatore d'Italia, generale Ferrero, di «voler profittare, anche in prossime evenienze, della nostra collaborazione» — mentre il barone Marschall assicurava risultargli da rapporti giuntigli da Londra che il nobile [pg!254] lord era «deciso ormai a rientrare nella linea della sua antica politica», e il 17 l'ammiraglio sir Seymour, comandante della squadra inglese ancorata a Salonicco, faceva premure affinchè lo raggiungesse colà la squadra italiana — quando, pel rifiuto russo di associarsi ad una dimostrazione negli Stretti, sembrava che pel suo precedente atteggiamento l'Inghilterra avrebbe dovuto passar oltre, — lord Salisbury non solo non si risolvette a muoversi coi suoi alleati, ma alla fine di novembre avanzò a Pietroburgo, isolatamente, senza prevenirne i Gabinetti di Roma e di Vienna, una proposta formale per stabilire una specie di tutela sull'Impero ottomano, che il Governo russo declinò.

Data da quell'epoca la lenta conversione dell'Inghilterra verso la duplice alleanza. [pg!255]