«Ieri sera ad una rappresentazione di beneficenza ebbi l'onore di conferire con S. M. l'Imperatore, che sedeva in palco a me vicino.
S. M. si degnò esprimermi le sue felicitazioni per la vittoria riportata dal Regio Governo nelle ultime discussioni parlamentari, per la splendida votazione avuta in suo favore, ed ebbe parole improntate, come sempre, a grande amicizia per la famiglia Reale, a stima e benevolenza grandissima per l'Italia, augurando che l'energia e l'autorità da lui molto apprezzate del Capo attuale del Gabinetto, l'alto senno del Re, riescano a superare tutte le difficoltà della crisi che attraversiamo.
S. M. ebbe anche parole di grande lode per la condotta dell'esercito nelle luttuose circostanze in cui ebbe a trovarsi in Sicilia, e nella Provincia di Massa e Carrara; mi parlò con vivo compiacimento del valore dimostrato dai nostri nel combattimento di Agordat, del quale, mi disse, si era fatto spiegare tutti i particolari dal Capo del Grande Stato Maggiore, particolari che egli infatti conosceva meglio di me.»
Ai primi di aprile Guglielmo e Umberto s'incontrarono a Venezia. Il Re si compiacque di telegrafare a Crispi:
«A S. E. Cav. Crispi
Presidente del Cons. dei Ministri.
S. M. l'Imperatore lascerà Venezia domattina portando seco la migliore impressione di questa Città che ha così degnamente rappresentato l'Italia nell'onorare l'augusto [pg!272] nostro alleato e amico. L'Imperatore nei varî colloquî avuti con me mi ha parlato di Lei e sempre con sentimenti di viva simpatia e di alta considerazione.
Mi compiaccio di esprimerle la particolare e meritata benevolenza di S. M. l'Imperatore e di confermarle la mia cordiale amicizia.
Affezionatissimo
Umberto.»
«A S. E. Cav. Crispi
Presidente del Cons. dei Ministri.
In ottobre la Cancelleria germanica era in crisi. Il generale Caprivi, il successore di Bismarck, col quale Crispi stava per riannodare i rapporti che un'altra crisi, quella del 1891, aveva interrotti, si dimise dall'altissimo ufficio. Le cause immediate che determinarono quell'avvenimento furono narrate a Crispi nei seguenti termini:
«L'accordo fra il Cancelliere e il Ministero prussiano nella questione delle misure da adottarsi per combattere i partiti sovversivi era fatto; le misure stesse erano state concretate (non se ne conoscono ancora i particolari), ed avevano ottenuto l'approvazione dei Governi confederati, il decreto d'apertura del Parlamento per il 15 novembre era già pubblicato; Sua Maestà l'Imperatore doveva ripartire ieri sera per le caccie di Blankenburg; quando nel pomeriggio egli riceveva successivamente a Potsdam il Conte Eulenburg, Presidente del Ministero Prussiano, e il Cancelliere Conte Caprivi, e dopo tali visite contromandava la sua partenza. Nella sera si spargeva la notizia che quei due alti funzionari avevano rassegnato le loro dimissioni e queste erano accettate!! Che cosa era avvenuto?
Una breve conversazione avuta iersera col Conte Eulenburg che, come se nulla fosse avvenuto, incontrai in una soirée, mi pone in grado di desumere come siansi passate le cose.
Quando il Conte Caprivi, a proposito della legge scolastica, lasciò la carica di Presidente del Ministero Prussiano, che fu assunta dal Conte Eulenburg per deferenza ai voleri sovrani, questi era già convinto che la separazione delle due cariche di Cancelliere e di Ministro Presidente Prussiano non poteva durare a lungo, come non durò ai tempi di Bismarck senza dar luogo ad inconvenienti, [pg!273] ad attriti gravi. Questi attriti giunsero al colmo, fra il Conte Caprivi e il Conte Eulenburg, a proposito delle misure sovraccennate e solo per intromissione dell'Imperatore un accordo fu possibile. Fu però un accordo, per così dire, forzato, concluso il quale e terminata la preparazione dei provvedimenti legislativi che ne erano la conseguenza, ambedue posero subito ieri i loro portafogli a disposizione di Sua Maestà. La quale dovette convincersi che realmente si doveva venire ad una soluzione radicale prima della convocazione del Parlamento. Non potendo naturalmente lasciar partire il Conte Eulenburg senza profondamente ferire il partito conservatore, già tanto ostile al Conte Caprivi, e d'altra parte non sentendosi questi, che sì frequenti volte dimostrò desiderio di ritirarsi, di assumere il peso delle due cariche, nè di difendere davanti il Reichstag delle misure cui in massima si era sempre mostrato ostile, Sua Maestà decise di dar corso alle dimissioni di ambedue e mandò ad effetto, colla sua solita rapidità di decisione, il provvedimento.
Il posto di Cancelliere dell'Impero e Ministro Presidente Prussiano è stato offerto al principe Hohenlohe, attualmente Governatore dell'Alsazia-Lorena. Se accetterà sarà il regno dei Segretari di Stato, giacchè egli non ha più, a mio parere, l'energia, la vigoria necessaria per sì alta e grave carica. Il suo nome però, il suo passato, raccoglierà su di lui i voti dei partiti conservativi e specialmente della nobiltà prussiana che in Parlamento e fuori si mostrarono sì ostili al Conte Caprivi.»
Il 29 ottobre il principe di Hohenlohe fu nominato Cancelliere dell'Impero e Presidente del ministero prussiano. Crispi inviò al Lanza il seguente telegramma:
«Il nome di Hohenlohe, già amato in Italia, viene oggi salutato con la più viva simpatia. Voglia far sentire al Gran Cancelliere che il nostro paese si felicita insieme al Governo di una nomina che siamo sicuri gioverà ai comuni interessi delle due nazioni.
Crispi.»
[pg!274]
Hohenlohe mandò dapprima il barone Marschall, poi si recò lui stesso dall'ambasciatore d'Italia a ricambiare il saluto: