«Hohenlohe — telegrafava l'ambasciatore al ministro Blanc il 30 ottobre — venuto in persona casa mia, vuole rinnovi a V. E. e al Presidente del Consiglio vivi ringraziamenti e ricambi loro i sentimenti espressigli, lieto poter cooperare interessi comuni due paesi. Più che sue parole, la sua visita fattami oggi fra tante altre cure e prima di aver potuto ricevere la mia e quella di altri ambasciatori, dimostra il conto nel quale egli tiene il capo del R. Governo che egli disse esser lieto già conoscere, nonchè V. E. e ciò mi è di buon augurio per l'avvenire.»

Le buone disposizioni dell'Imperatore Guglielmo verso l'Italia erano confermate dal Lanza in un suo rapporto del 5 marzo 1895, del quale riferiamo questo interessante brano:

«Al suo ritorno da Vienna S. M. l'Imperatore mi onorò di una sua visita personale per esprimermi, come disse, la sua soddisfazione di aver potuto stringer la mano a S. A. R. il Duca d'Aosta in occasione dei funerali dell'Arciduca Alberto. La visita durò a lungo e S. M. parlò un po' di tutto.... Fermandosi a discorrere specialmente dell'Austria, della sua impolitica condotta nell'Istria, ecc., S. M. mi disse aver trovato il conte Kálnoky meno inquieto per le nostre relazioni con la Francia, ma pur sempre alquanto preoccupato, che noi possiamo considerare la Triplice Alleanza non sufficientemente vantaggiosa per noi sol perchè non ci dà subito in piena pace il mezzo di giungere alla realizzazione dei nostri desiderii, delle nostre aspirazioni sui territori del Nord africano e altri. Sua Maestà avendo soggiunto: «Aspettate, lasciate che venga l'occasione e avrete tutto quel che volete», mi affrettai, non volendo per avventura che le parole del conte Kálnoky lasciassero cattiva impressione sull'animo del mio Augusto interlocutore, ad osservare che S. M. e il suo Governo conoscevano troppo bene la nostra politica, l'attitudine presa dall'attuale Gabinetto verso l'Inghilterra nelle cose d'Africa, il nostro [pg!275] desiderio di farci veramente il tratto d'unione fra l'Inghilterra e le Potenze della Triplice Alleanza, per dubitare che noi vogliamo con intempestivi conati suscitare complicazioni, che anzi facciamo sacrifizî per evitarle. Soggiunsi che siamo sempre stati e siamo consci dei nostri doveri e dei nostri diritti, che ci premeva anzitutto lo statu quo nel Mediterraneo minacciato dalla Francia, e non sapevo spiegarmi la preoccupazione del conte Kálnoky. Se ci allarmiamo dei continui tentativi della Francia per estendersi in Africa, questi allarmi non sono infondati, chè quei tentativi, non mai ostacolati, potrebbero un giorno condurre ad uno stato di fatti compiuti — e citai il porto di Biserta — cui la guerra sola, che vogliamo tutti scongiurare, potrebbe riparare. S. M., che mi sembra persuasa di queste cose, apprezza la nostra politica verso l'Inghilterra, è sempre disposta ad appoggiarla, e fa voti perchè sotto i successori di Rosebery e di Kimberley, i quali non possono tardare molto a venire al potere, essa trovi quella favorevole accoglienza e quella cooperazione che finora abbiamo indarno cercato....»

Le buone relazioni tra l'Inghilterra e la Germania erano state per molti anni un elemento importantissimo della nostra situazione internazionale. È noto che gli accordi nostri con l'Inghilterra pel mantenimento dello statu quo e la difesa dei comuni interessi nel Mediterraneo e in Oriente, completavano le stipulazioni del trattato della Triplice alleanza. La tendenza della politica inglese a comporre i dissidi anglo-francesi mediante compensi nel Mediterraneo e a modificare in Oriente il suo atteggiamento intransigente verso la Russia, allontanando ogni giorno dippiù l'Inghilterra dalla Triplice, giustamente allarmava il governo italiano. Il 1.º marzo 1894 Gladstone si ritirava definitivamente dal governo in seguito al voto contrario della Camera dei lords al progetto sull'Home Rule. Il suo ministero però rimaneva sotto la presidenza di lord Rosebery, che cedeva il ministero degli affari esteri a lord Kimberley. Il ritiro di Gladstone fu accolto con soddisfazione nelle sfere governative di Berlino, presso le quali fece poi anche buona impressione la caduta di Rosebery, avvenuta il 22 giugno 1895. Col ritorno al potere dei conservatori la Cancelleria germanica concepì qualche [pg!276] speranza nella ripresa, da parte dell'Inghilterra, dell'antica politica. Il barone Marschall, segretario di Stato al ministero germanico degli Affari esteri, divideva tale speranza:

«Potremo — diceva egli — aver divergenze coll'Inghilterra, e ne prevedo ancor molte nelle questioni coloniali, ma queste sono cose secondarie che non impediranno mai l'accordo sui grandi problemi che possono sorgere nel Mediterraneo e che toccano gli interessi dei nostri alleati; quelle divergenze daranno ragione all'Imperatore che, di recente, parlando con me su questi argomenti diceva: Bah! wer sich lieb hat, neckt sich (qui s'aime, se querelle).»

Ma sorse poco dopo a creare malumori la questione del Transvaal, venne il telegramma dell'imperatore Guglielmo al presidente Krüger nel quale felicitava questi «che senza ricorrere all'aiuto delle Potenze amiche fosse riuscito a ristabilire la pace contro le bande armate che avevano invaso il suo paese e a difenderne l'indipendenza», venne l'acre polemica tra la stampa inglese e la germanica. Crispi, a dimostrazione di sentimenti amichevoli verso i due Stati, appena dichiaratosi il dissidio che fortunatamente fu subito composto, aveva accennato a una mediazione dell'Italia con questo telegramma all'ambasciatore a Berlino:

«Il dissidio anglo-tedesco è una sventura internazionale, e bisogna trovar modo di comporlo. Esso giova ai nemici della Triplice e nuoce a noi. Il nostro Augusto Sovrano se ne preoccupa, e mi ha espresso il desiderio d'intervenire con una parola amica fra le due parti, ove questa possa esser efficace. Ne parli al barone Holstein in mio nome, e qualora egli le dia speranza di successo, ne parli al Gran Cancelliere.

Qualunque sia il risultato delle nostre pratiche, avremmo per lo meno dato prova della nostra buona volontà e della nostra amicizia.»

Nei primi due mesi del 1896 apparve chiara la crisi delle alleanze e degli accordi ai quali l'Italia aveva affidato la sua sicurezza e la garanzia dei suoi interessi. [pg!277]

In breve, la situazione era la seguente: col peggioramento delle relazioni anglo-germaniche la Germania nostra alleata, facendo una politica a sè, riguardosa verso la Turchia, aveva agevolato alla Russia la preponderanza a Costantinopoli, e verso la Francia aveva iniziato una politica di concessioni, della quale uno dei frutti era stato l'accordo franco-germanico, risultante dal protocollo firmato il 4 febbraio 1894, che aveva riconosciuto l'hinterland della Tripolitania nella sfera d'influenza francese.

La Francia, che nel 1891 aveva iniziato trattative per la delimitazione dei possedimenti franco-italiani nell'Africa Orientale e per una convenzione che avrebbe assicurato nella Tunisia un regime economico soddisfacente ai cittadini e ai commerci italiani, ritirò le sue proposte quando e perchè fu rinnovato il trattato della Triplice Alleanza; e continuava ad osteggiarci anche in Africa, inviando all'Harrar e allo Scioa denari e armi che dovevano essere rivolte contro di noi.