[17]Le canal aurait un kilomètre et demi de longueur dont un tiers seulement à creuser dans toute sa profondeur, dans la langue de terre qui sépare le lac de la mer.
[18]Les études pour la défense de la Sicile en cas de guerre avec la France, sont fondées sur l'hypothèse d'un débarquement de deux corps d'armée. Le transport d'une pareille force sur les côtes occidentales de la Sicile pourrait s'effectuer de Bizerte en plusieurs fois, grâce au voisinage de ce port, et sans qu'il soit par conséquent nécessaire de rassembler un nombre immense de transports ainsi qu'il le faudrait s'il s'agissait d'amener ces mêmes troupes de Toulon, en un seul convoi.
[19]Strana teoria questa dell'Ammiragliato britannico! Lo Stato Maggiore germanico giudicava ben altrimenti l'importanza di Biserta, come risulta dai seguenti brani di una sua relazione: «La costa d'Algeria non offre propriamente alcun porto naturale. Veramente alcuni luoghi importanti vennero ridotti ad uso di porto; astrazione fatta, però, che questi luoghi non possono sempre prestare soddisfacente appoggio, sono in tale posizione da poter permettere dal mare di bombardare la città, gli stabilimenti e le navi. Tale circostanza rende la situazione di un porto di guerra molto critica. Presso a Biserta non vi sono difficoltà di tal sorta. I cantieri, i doks, i depositi, ecc., ecc., si possono collocare talmente entro terra da rendere impossibile un bombardamento, quando si proibisca però l'ingresso nel porto al naviglio nemico. Ottenere questo è un po' difficile mediante i mezzi stazionari di difesa. Le fortificazioni esistenti intorno a Biserta sono senza dubbio di nessun valore, e quelle verso mare e verso terra non sembra siano ancora state incominciate. La costruzione di opere utili non incontrerebbe difficoltà, e la configurazione della costa favorisce la difesa del porto in modo eminente, poichè le alture circostanti permettono di dare alle opere una posizione dominante, e il curvamento della costa permette un fuoco concentrico sul nemico. Tutti questi pregi di Biserta, principalmente la facilità con cui si può ottenere un buon porto, sono noti ed apprezzati sia dai francesi, sia dagli inglesi. Per scopo di guerra il porto però si può solamente rendere utile, quando le navi in esso ricoverate siano esse pure appoggiate, quando cioè la città sia sufficientemente fortificata. Biserta acquista speciale importanza dalla sua posizione avanzata nella parte nordica dell'Africa. Sicilia e Sardegna da qui possono essere raggiunte in 8 ore, Napoli in 20 ore, e da qui a Malta vi sono 16 ore. Biserta ha una azione fiancheggiante su tutte le navi dirette in oriente ed occidente, che navigano tra il nord dell'Africa e le isole italiane. Biserta ha quindi una grandissima importanza strategica. Nel caso di complicazioni di guerra nel Mediterraneo da parte della Francia, una volta che Biserta fosse convertita in un porto di guerra permanente, verrebbe questa ad avere una parte importantissima, creando sovratutto all'Italia gravi svantaggi. Sino a che Tolone sarà il solo porto di guerra del Mediterraneo di cui la Francia possa disporre, e sino a che i porti dell'Algeria della parte orientale non possano servire che per soli punti d'appoggio, l'Italia, colla Spezia e colla Maddalena, è coperta da qualsiasi mossa offensiva. Gl'italiani sarebbero pure nella condizione di turbare dalla Maddalena le coste dell'Algeria e molestare il collegamento tra la colonia francese e la sua madre patria. Altrimenti avverrà quando Biserta diventi stazione della flotta e possa essere un saldo appoggio per una ritirata. Da qui saranno minacciate le coste del mare Tirreno, le isole e le Calabrie, e l'Italia a sua difesa non avrà alcun punto capace nel sud della Sardegna, ovvero nella parte occidentale della Sicilia. Quanto guadagnò l'Italia colle fortificazioni della Maddalena, creando una forza armata vicino alle coste francesi, altrettanto guadagnerà la Francia fortificandosi ed armandosi vicino alle coste italiane con Biserta. Anche la posizione marittima dell'Inghilterra nel Mediterraneo ne risentirebbe grandemente. Il passaggio sinora libero tra il Capo Bon e la Sicilia può essere sorvegliato comodamente da Biserta, divenuta base d'operazione dei francesi; ed in caso di guerra coll'Inghilterra il commercio tra Gibilterra e Malta, e per relazione con Suez, potrebbe essere grandemente danneggiato. Anche piccole navi che non avrebbero potuto opporsi ad una flotta inglese nel Mediterraneo, sarebbero nella condizione di poter chiudere alle navi inglesi mercantili, di passaggio pel Mediterraneo, la via da o per le Indie; ed una forte flotta potrebbe benissimo impedire la unione di due squadre inglesi, ovvero di una squadra inglese ed una italiana. Per le operazioni verso l'oriente, la Francia acquisterebbe una solida tappa, che non potrebbe essere senza conseguenze per Taranto e per Malta. Da ciò appare come le fortificazioni di Biserta e la posizione di un porto di guerra sposti grandemente la potenza militare della Francia a suo vantaggio, e per conseguenza a danno della potenza dell'Inghilterra e dell'Italia. Se la Francia aduna una flotta a Biserta, l'Italia deve attendersi dal sud o dall'occidente dell'Africa e da Tolone un colpo di mano od uno sbarco sulle sue coste; sarà da necessità costretta a fare stazionare nelle acque di Sicilia e di Napoli parte della sua flotta, e a formare un forte corpo d'osservazione sulle coste meridionali e centrali. L'esercito d'operazione e gli altri mezzi di guerra verranno quindi ad essere indeboliti assai più che se l'attacco si fosse fatto da una sola parte. L'Inghilterra viene ad essere minacciata nelle relazioni tra le Indie orientali ed il mare Mediterraneo, e dovrebbe rinforzare grandemente la sua flotta nel Mediterraneo quando essa coll'offensiva deve essere forte abbastanza per sorvegliare Biserta. Mentre un accordo tra l'Inghilterra e l'Italia assicurerebbe all'istante un predominio sul mare agli alleati, più tardi potrebbe essere dubbioso se sia possibile una completa difesa delle coste.»
[20]Sulla questione, vedi il discorso pronunziato alla Camera dei deputati, nella tornata del 6 febbraio 1893, dal generale Dal Verme.
[21]Gabriel Hanotaux, La Paix latine, Intr., pag. IV.
[22]G. Hanotaux: La Paix latine. Bizerte. Pag. 275 e seguenti.
[23]Giova osservare, circa la unità geografico-storica del paese oggidì denominato «Tirolo», che questa unità non ha mai esistito. Ben altra è l'unità politica, la quale data appena dal 1802, quando si fece la grande razzia dei principati ecclesiastici e fu interrotta dal 1808 al 1815, durante gli anni nei quali il Trentino fu annesso al napoleonico regno d'Italia, sotto la denominazione di «Dipartimento dell'Alto Adige». Nel 1180 la casa bavarese dei Wittelsbach teneva il Tirolo tedesco, cioè il Tirolo propriamente detto, ed esercitava l'avvocatura, quindi non la sovranità, pei principi vescovi di Trento e di Bressanone. Nel 1363 il Tirolo tedesco passava ad Alberto III d'Absburgo e suoi fratelli per successione di Margherita Maultache; nel 1395 al duca Federico IV del ramo di Stiria; nel 1496 all'imperatore Massimiliano I, finchè chiamata all'impero la linea Stiria-Tirolo (1619), nel 1665 restò definitivamente all'imperatore Leopoldo I. In tutti questi passaggi di dominazione non havvi mai parola del Trentino, nè come parte integrante, nè come dipendenza del Tirolo, al quale paese fu annesso, come s'è detto, appena nel 1802 nella ricordata soppressione dei principati ecclesiastici. È opportuno avvertire che nel medesimo incontro l'Austria acquistava anche il principato arcivescovile di Salisburgo, ma invece di incorporarlo al finitimo arciducato d'Austria, ne conservò il territorio, a differenza dei principati vescovili di Trento e Bressanone, come dominio o provincia autonoma, quale è tuttodì, con Dieta propria e propria amministrazione. Infine, a sempre più dimostrare che il Trentino non fu mai prima del 1802 considerato, nè geograficamente, nè politicamente, siccome parte integrante del Tirolo, è da aggiungersi che nell'art. 93 del Trattato finale di Vienna del 1815, enumerandosi le provincie e territori, dei quali si riconosceva la sovranità nell'imperatore d'Austria, suoi eredi e successori, sono citati separatamente e singolarmente, non già come un corpo solo, «i principati di Bressanone e Trento e la Contea del Tirolo».
[24]Cfr. Atti parlamentari.
[25]La mozione dell'on. Cavalletto era del seguente tenore: «La Camera confida che il Governo, seguendo l'impulso già dato, provvederà a che i nostri rappresentanti ed agenti consolari all'estero, coltivando l'amicizia degli Stati presso i quali sono accreditati, esercitino incessantemente sui nostri connazionali quella efficace tutela e quella benefica e giusta influenza che li mantengano sempre fiduciosi e affezionati alla madre-patria.»
[26]Cfr. Souvenirs et causeries d'un diplomate. Paris, Plon, 1909, pag. 257-258.