— Conosco il mondo — riprese il signor Lanzoni — e sono stato giovane anch'io, come dite. Ho imparato pur troppo, non per mia propria esperienza, grazie a Dio! ho imparato che le povere donne hanno torto a fidarsi alle parole e alle promesse dei loro amanti, massime se minorenni. Ma questo non giustifica e non iscusa l'abuso che si fa della loro credulità. Se la povera Teresa conservò con tanta cura quel foglio, e lo lasciava con tanta solennità all'infelice orfanello, certo ella avea preso sul serio una tale scrittura, e voi non gliel'avrete rilasciata senza un perchè.
— Ma in fine.... non veggo bene a che tendono le vostre parole, mio caro signor Lanzoni....
— Dite davvero? — ripigliò questi. — Io sperava invece che mi avreste compreso senza attendere più lunghi discorsi. Speravo che il cuore vi avrebbe posto sul labbro una parola affettuosa e onorevole.... speravo che mi avreste domandato di vedere quello sfortunato, che l'avreste stretto al seno come figliuolo, riparando, comecchè tardi, con questo riconoscimento, l'incomprensibile abbandono in cui lasciaste la madre sua!... Se mi sono ingannato... ditelo... Io non intendo farmi il procuratore legale di questo infelice, e cesso all'istante da ogni ingerenza in un affare che non m'appartiene. Perdonate l'imbarazzo e il fastidio che vi recai, se non alla qualità di suocero che mi avete prematuramente attribuita, almeno all'affetto quasi paterno che questo povero orfano mi aveva ispirato, prima di saperlo vostro figliuolo....
— Mio figliuolo! Questa è una supposizione che manca affatto di fondamento. La madre sola, se fosse in grado di parlare, potrebbe avere un qualche titolo ad attestarlo. Non veggo ch'egli abbia gran somiglianza con me, nè il sangue si fece sentire, ch'io sappia, nè in me nè in lui, quando ci siamo incontrati la prima volta qui in questa casa medesima... quando non voleste interpretare in questo senso l'interesse affatto gratuito che ho mostrato per esso. Buon Dio! Non vorrei farmi accusatore d'una donna che potè per qualche momento ottenere la mia affezione.... ma alfine, io non vantavo alcun diritto all'esclusivo amor suo... e altri padri potrebbero forse reclamare con egual titolo....
— Basta — interruppe il sig. Lanzoni; — veggo ch'io mi sono ingannato sulle vostre disposizioni e sul vostro carattere. Io non conobbi la madre del mio pupillo: ma non mi dà l'animo di sentirne insultata la memoria dall'uomo che si dichiarava pronto a farla sua sposa appena le leggi glielo avessero consentito!...
— Voi siete ingiusto, signor Lanzoni. Voi spingete le cose agli estremi. Vediamo. Vi sono legami che possono parer naturali e indispensabili in certi momenti della vita, ma che un po' di esperienza e di riflessione ci dimostra impossibili. Dareste voi la vostra Angela al primo pezzente che si presentasse alla vostra porta, a quello, per esempio, che mi vorreste appioppare per figlio? Codeste sono utopie. Mi guardi però il Cielo dal voler affatto abbandonare questo infelice. Sono pronto a dividere con voi l'ufficio e la spesa della sua educazione. Gli troveremo un ricovero....
— Un'educazione, un ricovero egli lo ha già trovato senza di voi. Ma egli vuole un nome, vuole un padre, vuole riabilitare la dubbia riputazione che il vostro abbandono ha fatto a sua madre!... Egli ha lasciato Parigi per questo, voleva correre a casa vostra con quel documento alla mano, e gettarsi nelle vostre braccia, nella fiducia di trovare in voi l'affetto e il cuore di un padre. Io non volli permetterlo: ho voluto prima parlarvene. Ora conosco che ho fatto bene: ho evitato uno scandalo, e salvato quel povero visionario dalle dolorose conseguenze di un subito disinganno. Andate pure, signor conte. Tutto è rotto fra noi.
— No, signor Lanzoni. I nostri rapporti, i nostri disegni non ponno rompersi per questo incidente. Vedremo qual forza daranno i tribunali a quel documento. Io son pronto a rassegnarmi alla legge: se pure, riflettendo più maturamente alla cosa, non vedrete voi stesso la convenienza ch'io provvegga in altro modo alla sorte di questo infelice, senza pregiudicare alla prole legittima ch'io speravo e spero ancora ottenere da vostra figlia.
— Mia figlia! Non v'illudete, signore. Quand'anche io potessi transigere su questo punto, voi la conoscete ben poco, se v'imaginate di trovarla più condiscendente di me. D'altronde, io l'ho lasciata libera di se stessa. Non disporrò mai nè del suo cuore nè della sua mano senza consultare la sua volontà. Ma io la conosco più di voi. S'ella fosse stata presente, come voleva, al nostro colloquio, sapreste a quest'ora la sua risoluzione.
— Ma insomma, vorrebbe ella mai consentire a ricevere in casa come figliuolo quel povero contraffatto?