Ci fecero venire Gregorio. Egli aveva già subìto due anni di reclusione, e l'illustre prelato ebbe qualche difficoltà a riconoscerlo nell'orribile costume di galeotto che portava. Il Montenegrino arrossì alla vista del suo principe e vescovo, e s'inchinò profondamente senza aprir bocca.
— Gregorio, figlio mio — disse il Vladica: — ho voluto farti una visita per mostrarti che non dimentico i miei confratelli nella loro disgrazia, e per vedere se potessi far qualche cosa in tuo favore. Tu sei fuori della mia giurisdizione, e non posso nulla per me medesimo. Ma Sua Maestà l'imperatore ha qualche bontà per me, e sarà forse disposto ad ascoltare le mie preghiere.
— Vorrei che poteste ottenermi una grazia, mio principe!
— Qual grazia — chiese Monsignore.
— La grazia di essere fucilato al mio paese, piuttosto che vivere nella condizione in cui mi vedete. — Egli disse queste parole senz'enfasi e con l'aria più tranquilla e più sincera del mondo. Ciò s'intende assai facilmente. Il Montenegrino non è gran fatto dissimile dal Beduino: vive essenzialmente d'aria, di luce, di libertà. Egli non ama il lavoro nè anche a casa sua, e per proprio profitto. Si può pensare come gli sia insopportabile il lavoro forzato, improduttivo, eseguito a ore determinate, co' ceppi ai piedi, in luogo angusto e in compagnia della peggior feccia che esista. La morte doveva parergli men dura, sopra tutto dopo aver salutato la sua patria, e aver respirato, a pien polmone, l'aria viva e frizzante della sua cara montagna.
— Vorrei ben ottenerti la grazia che chiedi — rispose il Vladica — non già per farti fucilare a casa tua, ma per offerirti una miglior occasione di espiar la tua colpa. Si domanda perciò che tu mostri di pentirti del fatto, e prometta di non più cadere nel peccato d'omicidio volontario....
— Sempre la stessa canzone — disse Gregorio con un movimento di amaro dispetto che la presenza del Vladica non potè raffrenare. — Io ho fatto male forse, secondo il codice austriaco: ma dinanzi a Dio, Monsignore, non credo aver commesso un delitto sì grave. Vlado avea bene meritato la morte. Or come posso io pentirmi di avergli fatto buona e pronta giustizia?
— Voi lo vedete — mi disse il Vladica in lingua francese, per non esser capito dal suo interlocutore. — L'abitudine è una seconda natura. Bisogna dare il tempo alla coscienza di rifare se stessa! — Poi rivolgendosi a Gregorio: — Tu hai torto, fratello — gli disse. — Tocca a Dio a giudicare. Tu hai voluto punire il tuo simile, ed eccoti punito per averlo fatto senz'ordine della legge. Non giudicate se non volete esser giudicato, dice il Signore. — Tu dunque hai fatto il male, e quindi è giusto che te ne penta. —
Gregorio chinò la testa e tacque.
Il Vladica gli dette la sua benedizione e promise d'interessarsi per lui. — Io vado a Vienna; — gli disse — ne parlerò all'Imperatore, e gli domanderò che ti rimetta nelle mie mani. Intanto armati di pazienza, e domanda perdono a Dio del sangue versato. —