Il Vladica interruppe qui il suo racconto e mi sogguardò con un'aria di tranquilla ironia. — Voi non vi aspettavate un simile scioglimento — diss'egli.

— Confesso, Monsignore, che mi sembra un po' brusco — risposi.

— Eppure è il più ragionevole che si potesse sperare in codesta atmosfera morale, sopraccarica di pregiudizi secolari, e di passioni tremende. Vlado era senza dubbio alcuno il più colpevole di tutti, e pure sarebbe sfuggito al poter della legge. Gregorio si fece giudice ed esecutore ad un tempo. Non dico che facesse bene e che ne avesse il diritto. La vita dell'uomo non appartiene che a Dio che può dargliela: ma finchè vi saranno popoli, presso i quali la giustizia è lasciata all'arbitrio dell'individuo, bisognerà subirne tutte le conseguenze.

— E che avvenne di Gregorio, Monsignore?

— Il disgraziato Gregorio non potè raggiugnere la frontiera. Il suo cavallo non era nè il più robusto nè il più agile di quelli che lo seguivano. Il padre di Mariska guadagnò presto terreno sopra il fuggiasco, e giunse a tagliargli il passaggio al momento medesimo in cui toccava il confine. I doganieri austriaci erano all'erta, e Gregorio dovette soccombere al numero, malgrado il suo coraggio e il suo ammirabile sangue freddo. Ei non potè negare il suo delitto. Dovette quindi costituirsi prigioniero, e subire l'applicazione delle leggi locali che sono assai severe, e dirò pure, assai giuste.

— Condannato a morte?

— Non precisamente a morte: ma a vent'anni di lavori forzati. Io ho perduto un eccellente soggetto per colpa sua, e per un eccesso di buona volontà mal compresa. Vi ho già detto che s'era prestato, comecchè a malincuore, all'esecuzione degli ordini miei per il sequestro delle camicie insanguinate. Ed eccolo caduto egli stesso nel delitto che aveva contribuito a sopprimere nel principato. È una vera disgrazia! Ma alfine non si possono sradicare in un giorno nè in un mese gli antichi e inveterati pregiudicj di un popolo. Ciò ch'è possibile si fa; ciò che è impossibile si farà!

— Voi avete letto Macchiavello, Monsignore. Non si deve mai disperare dell'avvenire. E perchè non interporreste la vostra grande influenza per abbreviare la pena del vostro suddito?

— L'ho fatto, ed ho qualche speranza di riuscirvi. Vorreste vederlo? Mi propongo appunto di fargli domani una visita a Gradisca, per sincerarmi delle sue intenzioni. Venite con me: voi mi aiuterete nelle mie indagini. —

L'offerta era troppo cortese per non accettarla con gioia. Ci siamo dunque recati nel dì susseguente all'antico castello dei Conti di Gradisca, che fu trasformato in ergastolo. Il direttore aveva senza dubbio ricevuto le sue istruzioni in proposito, poichè ci aprì senza veruna opposizione le porte della prigione. Voi mi dispenserete volentieri dal farvi una descrizione che non avrebbe alcun carattere originale. Tutte le prigioni si rassomigliano. Sono tutte, qual più qual meno, una riproduzione dell' Inferno di Dante, sulla porta del quale, stanno scritte le nere parole: Lasciate ogni speranza! Fosse almeno un purgatorio! Sarebbe più cristiano e più umano!