Vlado era un giovanotto aitante e forte della persona. Era codesto il solo pregio che avesse, e a questo non ad altro doveva la mano di Mariska. Procurò quindi di comparirle dinanzi il dì delle nozze nel miglior arnese possibile. Aveva armi lucenti e bellissime alla cintura, e cavalcava un brioso cavallo che caracollava e sbuffava a meraviglia. Vestiva il costume dalmatico che par fatto a posta per mettere in evidenza la forza e la leggiadria delle membra: calzoni di panno bianco stretti alla gamba, una specie di giubbetto o caftan, ornato di mille ghirigori di stagno argentato, un cangiaro col manico cesellato, una carabina ad armacollo, che sapeva maneggiare con molta destrezza. I suoi lunghi capelli neri intrecciati dietro la nuca gli pendevano fino alla sella, e una picciola calotta azzurra, ornata di parecchie penne di pavone, gli copriva appena la sommità della testa. Tale era fino agli ultimi anni la moda dei Montenegrini e dei Dalmati.
Il suo parentado non era molto numeroso, perchè il matrimonio seguiva al di là del confine, dove molti de' suoi parenti non avevano osato seguirlo per loro ragioni particolari. Dieci o dodici Svati formavano tutto il corteggio. Mariska aveva una comitiva più numerosa del doppio. Suo padre era il più ricco dei contorni, e aveva parenti ed amici quanti volesse: di che la ragazza menava più vanto che non convenisse.
Lo scoppio delle pistole e de' moschetti si fece udir da lontano. Il corteggio della sposa fece una risposta ancor più clamorosa. Il suo cuore balzava di gioja e d'orgoglio all'avvicinarsi del suo fidanzato: poichè essa lo amava alla sua maniera, in ragione degli ostacoli che avea sormontati per rapirlo alla sua rivale.
Vlado entrò nel cortile col suo magro accompagnamento, dove stavano già disposte le tavole del banchetto. Le accoglienze usuali si scambiavano da una parte e dall'altra quando tutt'ad un tratto si udirono altri colpi echeggiare per l'aria. — Saranno altri Svati che sopraggiungono — dissero fra loro i pochi compagni di Vlado. — Ma questi sapeva di non poter attendere alcuno fuorchè il cugino Gregorio. — Eh! bene — diss'egli fra sè, colla sua spensieratezza ordinaria. — Se viene da amico, troverà un posto preparato per lui: se viene da rivale, troverà pane per i suoi denti. — Era proprio Gregorio. Aveva indossato anch'egli il suo vestito delle feste: ma di un colore più cupo; e appena entrato nel cortile, si diresse alla volta di Vlado, e gli domandò se volesse servirgli di paraninfo.
— Ciò tocca a te — disse Vlado. — Tu giugni opportuno per accrescere il numero de' miei Svati: quanto a me, non sono il paraninfo d'alcuno: io sono lo sposo, e guai a quello che si mettesse in capo di intorbidare la festa.
— Che hai tu fatto di Yella? — chiese Gregorio.
— Tu non hai dunque finito di gettarmi in faccia il nome di quella donna? Se ti sta tanto a cuore perchè non la sposi? Io non ti metterò impedimento: puoi star sicuro!
— Tu sei un vigliacco, un falso fratello, un traditore che non merita d'aver alcun rapporto colla nostra famiglia!
— Ah! tu cerchi briga con me? — disse Vlado, — e traendo senz'altro una pistola dalla cintura, l'appuntò al petto di Gregorio. Ma questi, rapido come un lampo, si slanciò sull'assalitore, lo afferrò per la treccia, e rovesciandolo sulla groppa del suo cavallo, gli segò netto il collo col filo del suo cangiaro. Ciò fu eseguito in meno tempo ch'io non lo dico. Tutti gli astanti rimasero immobili e istupiditi. Mariska cadde svenuta nelle braccia della madre. I compagni di Vlado, e una parte del corteggio della sposa si slanciarono sull'uccisore: ma questi era già rimontato a cavallo, ed era scomparso dietro le siepi e i cespugli che facevano ingombro al cammino.