Dicendo queste parole, salutò gravemente, ed uscì.
IX.
Il torneo nuziale.
— Bisogna ch'io vi spieghi, mio caro, — mi disse il Vladica — che cosa intendesse la bionda Mariska, quando ammise Gregorio alla prova del paragone.
Fra i popoli slavi che non hanno adottato i vostri costumi, i due avvenimenti più notabili della vita sono le nozze e i funerali. Le une e gli altri si festeggiano con banchetti omerici che durano parecchi giorni, e ai quali prende parte quasi tutto il comune: perchè tutti qual più qual meno, sono congiunti di sangue o d'affinità, quando si tratta di far baldoria.
Passo sotto silenzio le cerimonie funebri che qui non cadono, ma vi dirò in due parole come sono celebrate le nozze. È una usanza assai pittoresca. Voi che dovete conoscere la vostra letteratura classica, vi riscontrerete con piacere qualche traccia della storia di Piritoo fra' Centuari. Il giorno del matrimonio, lo sposo ne' suoi abiti da festa, armato di tutto punto, si presenta alla casa della sua fidanzata. Egli è montato sopra un cavallo bizzarro, e accompagnato da tutto il parentado, e da quanti amici e compagni possa trovare. Questi prendono dalla circostanza il nome di Svati, che significa compare, testimonio, padrino. Gli antichi dicevano paraninfo.
La sposa dal canto suo è circondata anch'essa dai suoi Diveri; parola slava che ha lo stesso significato. I Diveri sono i suoi parenti, fratelli, cugini, ec., corteggio assai numeroso, e non meno solenne. La domanda è fatta, o rinnovata in gran ceremonia dinanzi alla porta della casa. Il padre o il capo della famiglia fa qualche opposizione, o in un senso o nell'altro. Ora la giovane è troppo selvaggia, ora è poco laboriosa, or non ancora matura pel matrimonio. Tutti questi ostacoli non ritengono lo sposo, che dichiara volerla sposare malgrado ciò. Allora il capo di casa finge di rassegnarsi, e si ritira: ma il corteggio dei Diveri si avanza e fa mostra di volersi opporre alla sua volta, non già colle parole, ma colla forza aperta. Lo sposo si ritira fra' suoi Svati; si consulta con essi, e ritorna all'assalto. Ne sorge una specie di lotta, un torneo per lo più inoffensivo, a colpi di pistola o di moschetto carichi a polvere. La lotta ha la fine che è facile a prevedere. Lo sposo riman padrone del campo, si piglia la fanciulla, rimonta a cavallo con essa, e si slancia a tutta corsa per la campagna. Svati e Diveri fanno la pace e batton le mani, e seggono insieme allo stesso convito. Mi son trovato parecchie volte a simili feste nell'Erzegovina.
— Voi comprendete ora — riprese il Vladica — le parole di Mariska, e indovinate il progetto di Gregorio. Vedrete fra poco se la storditella ebbe a lodarsi del fatto suo.
Il matrimonio era stato rimesso alla seguente domenica. Era una bellissima giornata di giugno. Il cielo era chiaro e sereno: la campagna ubertosa e olezzante di tutte le fragranze estive. Le spiagge e le isole di que' paraggi sono stipate di maggiorana e di mirti, come le isole dell'Arcipelago. Non occorre dirvi che le giovinette greche tessevano di codeste piante la lor corona nuziale alle feste di Afrodite.
Le spose del nostro tempo, benchè cristiane, conservano tuttavia qualche traccia del vecchio culto. Solamente l'abbigliamento è meno semplice e meno elegante. Mariska aveva aggiunto alla tunica tradizionale del suo paese, un mondo di ninnoli e di cianfrusaglie comperate a Trieste nei viaggi che vi aveva fatto. Il suo berretto rosso era lucente di molte filze di monete d'oro. Un gran velo bianco la copriva da capo a piedi. L'avresti detta una Madonna di Loreto, ornata per la sua festa. I suoi lunghi capelli biondi e la sua carnagione delicata, qualità straordinarie fra i Dalmati, le davano un'aria peregrina e cittadinesca che attirava tutti gli sguardi.
Vlado n'era sì affascinato che non fece caso della visita e delle parole sinistre del cugino Gregorio. Egli credevasi aver toccato il cielo col dito. — Avrà voluto farmi paura, — pensava — ma ora vedrà che non gli tornerebbe di trescare con noi. — Quanto a Yella, egli non ci pensava nemmeno. Era divenuta pazza: tanto peggio per lei!