— Sì, un'altra moglie — replicò con voce ferma Gregorio. — Mio cugino Vlado, che vedete qui, ha un'altra moglie al Montenegro. Non so se il matrimonio sia stato celebrato dinanzi al prete, ma so di certo che è sacro ed inviolabile dinanzi a Dio.

— Come si chiama questa moglie? — domandò Mariska con una cert'aria d'incredulità e di malizia.

— Si chiama Yella — disse Gregorio. — Domandalo al tuo promesso, che la conosce meglio di me.

— Con qual diritto t'impicci tu de' fatti miei — saltò su Vlado. — Tu faresti meglio, cugino Gregorio, a levarti di là.

— Non parlo con te — replicò Gregorio. — Vengo a domandare la mano di questa ragazza che mi piace; e siccome son libero d'ogni impegno anteriore, ho qualche speranza d'essere preferito. Ad ogni modo non tocca a te di rispondere. Tocca alla giovane qui presente, e a' suoi genitori.

— Codesto è uno scherzo indecente — disse il padre di Mariska. — Se c'è impedimento legale, dirigetevi al signor curato. Il sant'uomo vedrà nella sua saggezza che sia da fare. Quanto a me, io mantengo la mia promessa, e non muto parere. Io non so chi sia questa donna di cui mi parli, e se non hai altra cosa a soggiungere, quella è la porta.

— Possibile! — disse Gregorio — levandosi dalla scranna. — Possibile, che tu non conosca codesta donna: ma certamente devi avere conosciuto il padre di lei! Mio cugino Vlado potrà informartene meglio.

— Tu vieni in casa mia per provocarmi — disse il vecchio, alzandosi anch'egli, e gittando fiamme dagli occhi.

Tutti si alzarono, e qualche cosa di serio stava per iscoppiare: ma le due donne s'interposero, e Mariska ch'era la vera padrona di casa, riuscì colle sue moine a calmare la collera del padre e a rimetterlo sulla scranna. — Non veggo la ragione di tanto strepito — disse la civettuola senza cuore e senza carattere. — Ecco un nuovo partito che si presenta. Sia il benvenuto come gli altri. Noi non siamo Montenegrini, ma non per questo abbiamo dimenticato il costume de' nostri antichi. È permesso di disputarsi la mano di una donzella fino al dì delle nozze. Chi non la sa conquistare sui suoi rivali, non è degno di lei. Io accetto dunque questo giovane nel numero di quelli che aspirano alla mia mano, e si vedrà al paragone s'egli n'è degno. In ogni caso egli siederà al convito nuziale, e fino a quel giorno, vada con Dio.

— Grazie, ragazza — disse Gregorio con voce ferma. — A rivederci, cugino. Il destino deciderà. —