Senza mettere tempo in mezzo se ne andò difilato alla casa della sposa. Chiese del padre di lei, dicendo d'aver a parlargli di cosa importante.

Ei non poteva scegliere un momento migliore. Il futuro suocero stava ancora seduto a mensa col nuovo sposo. Avevano desinato insieme, e fumavano tranquillamente la loro pipa della digestione. La vecchia madre, e la vispa Mariska erano occupate a sparecchiare. Le donne non si mettono a tavola fra gli Slavi di que' paesi, soprattutto quando ci sono ospiti in casa.

Gregorio non era conosciuto, ma secondo il costume del luogo, gli fu recato un bicchiere e una lunga pipa di gelsomino. Egli non volle toccare nè l'uno nè l'altra. Permettetemi — disse — che prima di accettare il bicchiere dell'ospitalità, io vi esponga l'oggetto della mia visita.

— Parla — disse seccamente il capo di casa.

— Io sono Gregorio Marcovich di Cettigne, cacciatore di professione, e proprietario di parecchi campi e di una casa. Vengo a domandarvi la vostra figliuola in matrimonio.

— Non ho altre figliuole che quella — rispose il padre di Mariska. — Mi spiace che tu venga troppo tardi. Ella è già maritata, ed ecco il suo sposo.

— Maritata? — chiese con tuono di sorpresa Gregorio.

— Le gride sono fatte, e non manca più che la cerimonia.

— Manca dunque qualche cosa — osservò Gregorio. — La cerimonia non si può fare, perchè il vostro genero ha un'altra moglie.

— Un'altra moglie? — domandarono nel medesimo tempo quattro voci meravigliate.