Vide, o veder credette — ed all'offesa
Rapida, atroce, in quella notte istessa
Susseguì la vendetta. Anco la luna
Dal monte Calvo non sorgea, nè 'l lupo
Cominciava a ulular sotto la torre,
Che la infelice giovanetta a forza
Era tratta a morir!

Stilla di sangue
Non fu versata, nè veleno od altro
Mortifero strumento indizio diede
Dell'orrendo supplicio a cui soggiacque.
Non un capello le fu torto: fresca
Siccome un fior, piena di vita, calda
Del primo foco giovanil, murata, —
Murata fu nella parete, ed orma
Pur non rimase dell'orribil tomba
Che viva e palpitante la rinchiuse,
Rifatta a piombo e a squadra!... Or se vi aggrada
Visitar la funerea cappella,
Di grado in grado scenderem.

La notte
Nella marmorea nicchia immota e bianca,
Qual se le pietre innanzi a lei sien tolte,
Ricomparisce in atto di preghiera
E lieve lieve.... voi ridete? Oh! fosse
Pur una fola l'apparir di lei! —
Lieve dal marmo si distacca e fugge
A traverso le selve e le montagne
Come spirto ramingo. Il cacciatore
Che il dì precede, o il boscaiuol che all'opra
S'affretta, spesso la sorprende e grida,
Segnandola da lungi: È Donna Bianca!

Roger Italy.

[3] Vedi il Muratori e il Verci: Storia della Marca Trivigiana.

I COMPLIMENTI DI CEPPO.

Chi non abbia vissuto alcun tempo in una piccola città di provincia, non può dire di avere conosciuto intimamente nè il mondo nè l'uomo. Nelle città capitali si conosce la società, si conoscono gli uomini affatturati e mascherati dalle sue convenienze; ma è ben raro che si vegga a modo ciò che sentono e ciò che pensano: essi hanno tutti un contegno uniforme e convenzionale che li rende quasi uguali e senza alcun tratto risentito e caratteristico nella loro morale fisonomia. Quindi il poeta, il pittore, il novellista, uopo è che cerchino i loro tipi in provincia, dove si è conservato tutto ciò che v'era di poetico e pittoresco negli antichi nostri costumi.

Io cominciavo appena la mia carriera letteraria, quando la professione d'istitutore conducevami in una piccola città degli Euganei, dove ho fatto le prime esperienze su quella società in miniatura che non ha ancora bastantemente appreso l'arte di mascherarsi. Al primo entrare in una delle principali famiglie, fra i consigli o, a meglio dire, fra gli ordini che il capo di casa aveva creduto necessario di darmi, ci fu quello di non frequentare la casa dei signori R***. Stupii sulle prime, perchè sapevo che i signori R*** erano stretti di parentela colla famiglia dell'ospite mio. Io non avevo ancora pensato che le avversioni più ostinate e più irragionevoli sono appunto fra quelli che sono congiunti di sangue o d'affinità. Rara inter fratres concordia, dice il Poeta; e questa fu la prima occasione in cui ebbi a conoscere la verità di quell'emistichio che passa oggimai per proverbio.

Venni a sapere più tardi il perchè di codesta avversione tra le due famiglie. Le cagioni non erano state che un puntiglio, una gara di nobiltà, uno di que' nonnulla che ai nostri buoni nonni parevano una causa abbastanza grave per venire alle mani, per cominciare un'iliade di famigliari controversie e di domestici guai. Quelli che più ne soffrirono furono, come sempre, due buoni giovani, cugini in terzo grado, i quali si amavano cordialmente e sognavano da gran tempo una dispensa per annodare una più stretta parentela fra loro. Appunto nel concertare i preliminari di questa unione, l'amor proprio assai suscettivo dei due vecchi era stato punto, e quando si sperava che ogni ostacolo fosse tolto, le due parrucche scompigliate nella contesa giurarono di non mettere più piede nelle reciproche loro abitazioni, e fu proibito severamente ai due giovani di più pensare a codeste nozze, di più vedersi e di più parlarsi nè in pubblico nè in segreto. Vi lascio pensare le ciarle del paese, le recriminazioni vicendevoli dei due vecchi, gli scherni e gli epigrammi, i commenti delle brigate; e quello che più monta, le lagrime e il dispetto della giovane e del cugino.

Codesta pubblicità, effetto inevitabile d'una rottura fra due famiglie nobili e principali d'una piccola città di provincia, accrebbe gli ostacoli a qualunque transazione pacifica; mentre sì l'uno che l'altro, oltre alla difficoltà di far tacere il grido dell'offeso amor proprio, non poteva a meno di non consultare fra sè che ne avrebbero detto nel mondo? Tra una ragione e l'altra, la scissura, benchè nata da lievi cagioni, s'andava rendendo di giorno in giorno sempre più irreparabile. Tutte le azioni anche più semplici e naturali, interpretate dagli animi male prevenuti, divenivano appicco a nuovi e cotidiani disgusti: i due vecchi non si guardavano più, ed erano divenuti l'uno all'altro stranieri, anzi più che stranieri, nemici. Quanti di quegli odii intestini ed ereditarii che tennero sì scandalosamente divise tante famiglie italiane, nacquero forse da cause non più importanti di queste!... Quando due animi si sono posti in sospetto, ogni giorno porta un'esca alla fiamma, e l'incendio diventa tale che non è più possibile spegnerlo.