Gentilina dunque era un'abitatrice dei colli Euganei, una giovane d'onesta nascita, di agiate abitudini, che sapeva scriver bene una lettera nella sua lingua, conosceva un poco la storia e la patria letteratura, ma senza darsene vanto, e senza cercar l'occasione di averne lode. Non sapeva il francese, nè strimpellava il piano, ma quando era sola cantava una delle dolci cantilene del luogo, o qualche romanza delle opere più conosciute che avea sentite ripetere per le vie. Tutt'al più, come la sua casa era ricca di un vasto giardino, vi coltivava una numerosa famiglia di fiori d'ogni stagione, dei quali conosceva il nome, l'indole e le qualità peregrine.

Erano tre sorelle. Le due maggiori maritate fuor del paese, la madre morta. Gentilina era rimasta sola col padre già vecchio; e benchè non avesse ancora venti anni, pensava talvolta, di rinunciare alle nozze, e consecrarsi alle cure che il buon vecchio non poteva oggimai sperare se non da lei.

La sua casa era sempre stata il convegno della parte più eletta de' cittadini. I giovani ci venivano per conversare, per parlare di caccia e dei fatti del giorno: i vecchi a fare il tressette, come dicevano, col padrone di casa, e sorseggiare con voluttuosa lentezza l'eccellente caffè che la Gentilina preparava e dispensava colle sue mani.

Tra gli ospiti della sera c'era Gregorio, figlio d'un ricco proprietario del paese, e Leopoldo giovane avvocato forestiero che da due anni viveva in quella città. Questi due, come potete credere, facevano un poco la corte alla damigella di casa, mossi da medesima inclinazione. Del resto Gregorio era di un carattere subitaneo, manesco, insofferente d'ogni ostacolo, altiero di possedere, come suol dirsi, la sua fortuna al sole, bello e forte della persona, e sprezzatore di tutti gli altri o men ricchi o men forti di lui. L'avvocato lo vinceva di cultura e di quella educazione sociale che consiste nello attemperare destramente le proprie maniere secondo l'indole delle persone a cui v'importa di andare a versi. Aveva compiuti i suoi studi legali e presa la laurea da parecchi anni, conosceva il francese e il tedesco, era ben veduto da tutti perchè sapeva guardarsi dall'urtare di fronte le molteplici suscettività del paese. Garbato, officioso, amorevole, avrebbe trascurato una buona ventura per non uscire di casa la sera coi calzoni che portava abitualmente all'ufficio, e gli avrebbe poi sciupati senza esitare per raccogliere cavallerescamente il ventaglio della padrona di casa. Era nato di buona famiglia, godeva la simpatia de' suoi capi, e non poteva mancargli una brillante carriera nella linea ascendente degli impieghi.

Di questi due giovani, pretendenti così alla lontana alla mano della bella padroncina di casa, non durerete fatica a persuadervi che il primo andava a genio della Gentilina, il secondo invece a suo padre. Ancora non vi era stata alcuna trattativa, anzi nè pure alcuna dichiarazione formale. Parlavano gli occhi, parlavano i cuori in mille occasioni, ma non era per anco uscito il primo: io t'amo nè da una bocca nè dall'altra.

Nelle lunghe sere d'inverno, l'avvocato sedevasi al tavolino, e faceva con una pazienza ed una compitezza esemplare la sua partita col vecchio. Gregorio stancavasi dopo la prima mezz'ora, e parlava invece di agricoltura, di caccia, di cavalli cogli altri che non giocavano. Quando era solo passeggiava su e giù per la stanza, educava, cioè tormentava il suo bel cane da ferma, e tratto tratto arrestandosi dinanzi alla Gentilina che attendeva a cucire o a ricamare, le fisava negli occhi i suoi occhi eloquenti, senza trarne però nessuna risposta che gli sembrasse soddisfacente. Più tardi, quando al tavoliere del padre s'annunziavano i due ultimi giri, ella si levava, accostavasi alle finestre ornate dai fioriti suoi vasi, e sceglieva un mazzolino da regalare a quelli degli ospiti che le parevano amici dei fiori. Consegnando il mazzetto, ella indicava il nome delle piante, e li condiva talora di qualche piccante o gentile allusione. Una sera, non importa ch'io vi dica la data, ella aveva composto due graziosi bouquets, e quando la compagnia cominciò a congedarsi, porse a Leopoldo il suo, composto di mughetti e di primule, accompagnando il dono con alcune parole, che parvero a Gregorio un po' troppo significative. Per cui, quando venne la sua volta, e la gentile botanica gli porse il mazzettino di eriche fiorite e di mammole, egli tra lo sdegnato e l'ironico — voi siete troppo amante dei fiori — le disse — per restarvene senza: se vi date tanto pensiero di noi tutti, è giusto ch'io vi rinunzi questa sera il mazzetto. — Come vi piace — rispose Gentilina senza mostrare la minima alterazione, e si ripose i fiori da un lato della cintura che le annodava leggiadramente la vita. — S'accommiatò con gentilezza imparziale da entrambi, come non avesse avvertito l'affronto, o come vi fosse affatto insensibile. Non era però nè l'uno nè l'altro: ella aveva intesa l'ironia, e l'avea perdonata. Non crediate che fosse dissimulatrice: ma come un'acqua chiara e profonda, rare volte lasciava vedere l'interno dell'anima. Non era più l'ingenua giovanetta di tre lustri: contava ventiquattr'anni, e aveva già provate le prime amarezze della vita.

II.

Questo vuol dire che aveva amato: nè voglio farvi mistero di una circostanza che avea profondamente influito sul suo carattere. Gentilina avea accarezzato fin dai primi anni una secreta speranza di unirsi in matrimonio ad un altro giovane del paese che le pareva fatto per la propria felicità. Dal canto suo Gustavo non avea per lei minor affezione; anzi i loro cuori s'erano intesi in quel primo crepuscolo del sentimento, quando le anime non hanno mestieri della parola per aprirsi alla vita d'amore. Pari d'età, di condizione, di nascita, sembrava non vi dovesse essere ostacolo alla loro unione: ma un importuno litigio avea messa tanta ruggine nell'animo dei loro vecchi parenti, che improvvisamente fu troncata qualunque relazione fra le due famiglie, e ingiunto ai due sventurati giovani di non vedersi e di non parlarsi mai più sotto pena della paterna maledizione. Vi lascio pensare le lagrime, le preghiere, la disperazione dei due disgraziati, che mai non avevano creduto di amarsi tanto, come allora che l'amarsi diveniva quasi un delitto. Dall'una parte e dall'altra non furono risparmiati i mezzi più validi per riconciliare i due vecchi irritati: il parroco, le persone più autorevoli del luogo aveano esaurito invano i loro consigli: non si vedeva più nessuna possibilità di rappacificarli, tanto più che non mancarono i soliti mali uffici indiretti, le solite lagnanze riferite perfidamente dai maligni che godono del male altrui, mentre sembrano intenti a predicare la pace. Ogni giorno portava nuova esca all'avversione, all'odio reciproco. Le cose giunsero a tale che gli amici più non osavano proferire il nome d'una famiglia in presenza d'alcuno individuo dell'altra. Gustavo tempestava, sciupava denari, stancava i cavalli dalla mattina alla sera quasi cercando di sfogare in questa guisa il proprio mal umore. Gentilina tanto più profondamente addolorata quanto meno lo lasciava trasparire al di fuori, pregava Iddio e la Vergine la volessero esaudire, ed era divenuta più assidua, più tenera, più affettuosa, quasi sperasse di ottenere colla dolcezza quello che Gustavo si lusingava di estorcere di mal grado. Ma l'uno e l'altra non riuscirono a nulla.

Il padre del giovane, vedendo che non c'era via di guarirlo della sua ostinata passione, gli proponeva senza frutto i più ricchi partiti di matrimonio, senza ottenere nessun'altra risposta che questa: — o Gentilina, o nessun'altra donna fino ch'io vivo. — Allora il vecchio ricorse ad altri espedienti: propose al figlio di fare un viaggio nella Svizzera, nell'Alemagna, dove aveva imprese, forse a quest'uopo, alcune speculazioni. Gustavo partì, che già poco gli giovava restare: passò più di due anni lontano dalla sua terra nativa: ma la lontananza che mette in calma lo spirito, in lui non aveva fatto che aggiugnere fuoco a fuoco. Gentilina gli era oggimai necessaria, avrebbe aspettato quattro, cinque, dieci anni, finchè fosse vinto ogni ostacolo. Che cosa sono dieci anni e più d'intervallo a chi ama davvero, a chi ama per la prima volta? La vita sembra allora composta di due momenti, quello in cui fu accolta la nostra prima parola d'amore, e quello in cui speriamo di vederla, quando che sia, soddisfatta.

Io vorrei passare sotto silenzio l'ultimo espediente che fu adoperato per vincere al suo ritorno l'ostinata passione del giovane: ma cada la vergogna su quelli che vi ricorsero! Fu calunniata la virtù della povera Gentilina, si contraffece la sua scrittura, si provò la sua infedeltà, le fu tolto ogni mezzo di potersi giustificare. Gustavo cadde nell'agguato ordito con quella perfida finezza che suol porsi ne' piccoli paesi in simili intrighi: credette inutile ogni discolpa della fanciulla, e non la cercò. Tra per vendetta e per istanchezza obbedì al comando de' suoi, si legò in matrimonio ad una donna ch'ei non amava, e credette aver dimenticata Gentilina. Ma un primo amore deluso e tradito si cambia in odio: egli covava nell'animo suo tutta l'indignazione che la supposta infedeltà di Gentilina gli aveva destato.