Ed ella? — Ella aveva saputo troppo tardi l'insidia: avea cercato di giustificarsi, quando le sue discolpe parevano interessate: oltracciò le sue lettere erano intercette tanto più facilmente, quanto le due famiglie nemiche convenivano sulla necessità di rompere quei legami.
Oh! vecchi! vecchi! Di quanti mali è sovente colpevole ciò che voi chiamate prudenza! Voi credete poter adoperare ogni mezzo impunemente per isradicare un affetto dal cuore dei vostri figli, e non badate che spesso, sradicandone uno di bello e generoso, gettate il seme d'un altro tristo e infelice! Voi non pensate che al futuro benessere de' vostri figli, e non sapete che il futuro si fabbrica sul presente, e non si fa più rivivere un cuore quando vi si spegne un affetto che gli dava per così dire la vita!
Io mi dilungo un po' troppo in questi antefatti, perchè il mio racconto comincia in un'epoca posteriore di ben quattro anni. Ma l'animo di Gentilina non s'era punto cangiato per sì lungo intervallo: ella non avea più veduto Gustavo dopo il suo matrimonio di dispetto. Questo l'aveva in parte guarita, l'aveva resa, non tranquilla, non lieta, ma più rassegnata; e se amava forse egualmente il suo primo amante, certo lo stimava assai meno. Ella, nella situazione di lui, avrebbe, o almeno le pareva, conosciuto l'inganno; avrebbe trovato nell'amor suo il coraggio necessario a resistere ad ogni umana potenza, a trionfar d'ogni ostacolo. L'uomo che avea saputo dubitare di lei non l'amava abbastanza per farla felice; l'uomo che s'era lasciato vincere suo malgrado dall'altrui volontà, non corrispondeva più a quel tipo ideale di forza e di costanza a cui ella intendeva donarsi. Dotata di tanta energia, ella voleva un marito più energico ancora, voleva poter riconoscere la superiorità morale dell'uomo suo. — Tal era il carattere, tale la situazione di Gentilina, quando si trovava costretta ad ascoltare le parole appassionate dei due nuovi suoi pretendenti. Nè l'uno nè l'altro era tale da poter riempiere il vuoto che l'era restato nel cuore: nessuno dei due poteva farle dimenticare Gustavo, ancorchè tanto scaduto nell'opinione di lei. Gregorio, impetuoso, iracondo, geloso, intollerante non le sembrava sprovveduto di quella energia ch'ella vagheggiava, ma egli era sovente rozzo, incoerente, brutale. L'altro ella soleva paragonarlo ad una rosa del Bengala: di maniere e di forme eleganti, ma senza odore. Avrebbe voluto congiungere in un solo individuo quelle due nature incomplete: ma vedeva bene essere cosa impossibile il farlo. Perciò, non osando congedarli, temporeggiava, come fanno le donne, e si lasciava amare senza prevedere le conseguenze di questa innocente e passiva civetteria.
Quanto ai due giovani che s'erano chiariti rivali nella sera del mazzolino, le loro disposizioni d'animo erano molto diverse. Nell'amor di Leopoldo c'entrava per più di un terzo di vanità: la Gentilina era la più bella fanciulla del paese, era sulle bocche di tutti per le sue passate sventure, e ciò che le scemava pregio agli occhi di Gregorio, gliene accresceva per lui. Egli avea gustato la vita della capitale, guardava l'amore come un trionfo, non vedeva il matrimonio che ad una grande distanza, nè domandava conto a se stesso quali ostacoli avrebbe incontrati per via, e come gli sarebbe stato possibile superarli. — Gregorio non avea pensieri così raffinati: egli non amava per pura galanteria: s'era preso della fanciulla pe' suoi pregi personali; avrebbe voluto averla trovata ancora libera da ogni altra inclinazione, perchè il passato medesimo era una specie di rivale per lui, e mille volte al giorno faceva proponimento di torsela dal pensiero: ma poi vi tornava per abitudine, la trovava sì pura, sì tranquilla, sì bella, che le perdonava la prima passione, e credeva d'essere abbastanza felice, se fosse giunto a conquistare un affetto provato a tale cimento.
Ma ora, oltre al rivale passato, se ne vedeva a fianco un altro, un rivale presente, al quale nel suo fòro interno non poteva negare una certa eleganza di modi, una certa superiorità di cultura. Gli passò per la mente che Gentilina, così gentile e garbata come era, poteva bene dare la preferenza al profumato vagheggino della capitale. Avvampò di sdegno a questa sola idea: sentì la sua forza, unico punto di vantaggio ch'egli avea sopra l'altro, affrettò il passo per raggiungerlo: lo raggiunse che andava zufolando a passo spedito come l'uomo contento di se medesimo: ebbe la tentazione di strappargli il mazzetto dall'occhiello, e di dargli una stretta di mano all'inglese che lo facesse allibire: ma fortunatamente l'avvocato s'avvenne nel Podestà del paese che pigliandolo a braccio l'avea sottratto all'insulto imminente ch'era ben lontano dall'aspettarsi.
III.
In uno stato di alterazione che si può facilmente immaginare da chi s'è formato un'idea del suo carattere vulcanico, Gregorio si mise a battere, come si dice, la luna, misurando tutte le contrade della città a passi concitati, senza scopo e senza disegno, come se desse la caccia al proprio dispetto. Sentì sonare due tocchi all'orologio di piazza, e risentendosi improvvisamente domandò a se medesimo che cosa avesse fatto per ben quattr'ore. Si ritirò a casa e volle dormire, ma non potè soffocare l'acre pensiero che l'avea inseguito: onde passò la notte voltandosi come febbricitante or sopra un fianco, or sull'altro, facendo ad ogni girata un progetto di vendetta, e una risoluzione che abbandonava ben tosto. Si alzò col sole, senz'aver chiuso occhio: si pose a scrivere alla Gentilina dieci lettere, che lacerò senza finirle: pensò di spedire invece un biglietto insolente al suo rivale, poi si pentì ripigliando se stesso di pusillanimità. A quattr'occhi, a quattr'occhi, pensava, ci troveremo e.... ci parleremo. Bisogna dire che una tale risoluzione gli sembrasse per ogni riguardo preferibile all'altra, giacchè quando fu la mattina un po' avanzata, prese il cappello e n'andò difilato alla casa di Gentilina. Ella era in giardino che visitava le sue piante, e vedeva con piacere spuntare qualche gemma ai primi influssi della nascente primavera. Egli non era mai penetrato in giardino a quell'ora: pure non esitò. Gentilina era sola, lo accolse con un movimento involontario di meraviglia, ma tosto si ricompose prima ch'egli potesse avvertirlo.
— Vedete — diss'ella — come il verno ha rispettato le mie piante! Ne sono veramente contenta.
— Senza dubbio pensando alla contentezza di quelli che riceveranno i vostri mazzetti.
— Perchè no? — diss'ella con aria fina ed ingenua — vorrei sperare che non saranno sempre rifiutati come iersera. —