Gregorio non aggiunse parola, e dopo essere restato come balordo per alcuni momenti, col cuore aggruppato, se ne partì mulinando nella sua mente non so quali pazzi disegni. Gentilina gli guardò dietro, e le dispiacque che avesse preso la cosa così a rovescio: pure non fece un cenno per arrestarlo. — Non mancherà tempo — diss'ella tra sè — e continuò a recidere i rami inariditi delle sue piante, col pensiero rivolto ad altro. Ella non si sarebbe giammai figurata quali serie conseguenze dovevano derivare da quel capriccio di donna, ai due gelosi rivali, e a lei stessa.

Gregorio mantenne la sua malaccorta parola. Egli era rozzo, collerico, orgoglioso, e si pose subito sopra una via falsa che doveva trarlo di passo in passo più sempre lontano dalla sua mèta. Egli aveva fraintesi i sentimenti di Gentilina, e invece di pensare a chiarirsene meglio, cominciò a sparlarne a questo e a codesto: asserì ch'ella era una lusinghiera, una civettuola; che Gustavo aveva fatto bene a trarsela dal pensiero e sposarne un'altra; che le voci che l'avevano indotto ad abbandonarla non doveano essere punto calunnie, ma verità e così via via, facendogli eco tutti coloro che trovavano il tornaconto a dar ragione a lui presente, piuttosto che a prendere le difese di Gentilina lontana. Le donne specialmente erano tutte del suo parere.

Leopoldo intanto era tronfio e vano del suo supposto trionfo. Raddoppiò le sue attenzioni alla fanciulla ed al padre di lei: e non mancava mai di mostrare a Gregorio quando lo incontrava per via qualche fiore appiccicato al vestito, foss'egli o no un presente della Gentilina e un contrassegno della riportata vittoria sul cuore di lei. Una volta, uscendo ad ora più tarda del solito da quella casa, vide il suo sfortunato rivale rimpetto alla porta. Si fermò vedendolo avanzare alla sua volta, immaginandosi tutt'altro che un incontro apertamente ostile. Gregorio lo agguantò senza cerimonie per una spalla, e gli disse con voce soffocata dall'ira: — Ebbene! v'ha fatto ella felice stasera? — Che diritto ha lei di farmi una tale domanda? — rispose Leopoldo ritraendosi d'un passo, pallido per la sorpresa e forse per altro. — Diritto o no — soggiunse Gregorio — voi mi risponderete, spero. Dove l'avete lasciata a quest'ora? — Io credo nella sua stanza.... o in giardino, — rispose Leopoldo esitando forse coll'intenzione secreta di far credere all'altro qualche cosa che fosse delicatezza il nascondere. — Voi siete discreto — disse Gregorio — e meritate una ricompensa: accettate da un leale amico il consiglio di non porre mai più il piede in quella casa.

— Ella scherza! — disse l'altro impaurito dal tuono serio e perentorio di queste parole.

— Io non ischerzo punto, — soggiunse Gregorio — m'apposterò tutte le sere in quel luogo medesimo; e la prima volta ch'io vedrò uscire di là una persona che vi somigli, vi giuro per la.... gli trarrò di corpo per sempre la voglia di ritornarvi. Badate che nel nostro paese questo non si suol dire due volte! — Dopo queste parole s'allontanò senza curare l'effetto che avrebbero prodotto nell'altro. Questi restò immobile per un tratto, poi si strinse nelle spalle, e, provandosi a zufolare la sua solita arietta, si ritirò a casa sua tutto sconcertato, confortandosi però che v'erano mezzi per far tener d'occhio il suo rivale e per sottrarre se stesso ad ogni pericolo.

Contuttociò per le tre sere che susseguirono a questa minaccia Leopoldo pensò di rientrare nella sua stanza per tempo ostentando d'aver qualche affare d'ufficio che lo pressasse. Gregorio non mancò di recarsi a notte fitta dinanzi alla casa di Gentilina per vedere l'effetto dei suoi consigli, e cominciava a congratularsi nel suo interno del proprio trionfo. Non sapeva però render ragione a se stesso di una persona o due che lo seguivano a qualche distanza nel buio. Una sera non potè resistere alla propria curiosità, e mosse loro incontro. Un uomo ben conosciuto, ma al quale ei non aveva mai parlato, gli domandò che facesse costì. — Fo all'amore colla luna — rispose Gregorio — avete qualche cosa a dire in contrario? — Potrebbe darsi, — ripigliò l'incognito. — Uomo avvisato!... Ella m'intende! — e senza aspettare risposta finse d'andarsene. — Gregorio però non si mosse di là, persuaso che ciò non doveva essere avvenuto senza un perchè. Infatti da lì a mezz'ora la porta della casa di Gentilina s'aprì. Un uomo avvolto in un mantello n'usciva, dopo d'aver scambiato qualche parola con alcuno che l'aveva accompagnato fin là. Era l'avvocato. Gregorio riconoscendolo, sbucò dal suo nascondiglio, e s'avventò contro il malarrivato. Questi si guardò intorno e volle gridare: ma Gregorio gli pose una mano alla bocca, e senza dargli tempo nè a difendersi nè a fuggire, lo gittò a terra, gli piantò nel cuore uno stiletto che trasse dalla ferita, e in un lampo s'allontanò. Di lì a pochi minuti tutta la famiglia di Gentilina, e la persona che aveva poco prima parlato a Gregorio s'erano raccolti intorno a Leopoldo che nuotava nel proprio sangue.

IV.

Gentilina per uno di quegli istinti di donna che non s'ingannano mai, aveva indovinato il tutto, e tocca da questo presentimento come da un fulmine, era caduta fra le braccia d'uno dei circostanti. Si parlò di portare il ferito al suo domicilio, ma era lontano, e si poteva ragionevolmente temere che vi fosse pericolo sì nell'indugio che nel trasporto. Le farmacie erano tutte chiuse, chiuse tutte le botteghe e le case vicine, la notte fosca e la città tutta in calma. Il padre di Gentilina accorso sul luogo, offerse la propria casa per prestargli i primi soccorsi, e il corpo immobile dell'avvocato fu posto nella prima camera a cui metteva la scala. Era la camera di Gentilina. Mentre alcuni accorrevano a risvegliare un chirurgo, la coraggiosa giovane, riavuta dal suo svenimento, scoprì la ferita aperta sul petto, e s'ingegnò d'arrestarne il sangue co' pannilini. Di lì a poco Leopoldo aperse gli occhi gravi e smarriti, e parve riconoscere quelli che lo circondavano. Fissò la Gentilina con un sentimento di gratitudine, ma tosto il suo sguardo si rannuvolò e si volse tristamente altrove. Egli non proferse una sola parola. Venne il medico, esaminò la ferita, crollò il capo in segno di tristo presagio, consigliò le fasciature e le cure che credette opportune, e rimise all'indomani il decidere sulla gravità del caso. Vi lascio pensare qual notte passò la fanciulla riconoscendo in se stessa la causa di tale avvenimento e prevedendo le gravi conseguenze che ne potevano sorgere. Persuasa, pregata a voler ritirarsi dal triste spettacolo, non volle mai abbandonare quel letto; spiava ogni sintomo favorevole nel giacente, ma non osava interrogarlo: avrebbe data la metà del suo sangue perchè la ferita fosse leggiera e sanabile: ma chi potrebbe scendere nel suo cuore e discernervi tutti i motivi di un tal desiderio e di un tale spavento? Ella medesima non avrebbe potuto renderne conto a se stessa; del resto le cure ch'ella prodigava al ferito, le avrebbe prestate ad uno straniero, ad un povero per solo istinto di umanità. Ma in questo caso la sola pietà naturale non l'animava; un mortal pallore ricopriva il suo volto, e un secreto rimorso pingevasi nei suoi sguardi smarriti.

Intanto Gregorio, riposto lo stiletto con apparente tranquillità, con fermi e sonanti passi aveva continuato per la sua via. Ma a mano mano che s'avanzava alla volta della sua abitazione, tutta la sua persona agitavasi, il passo si accelerava, oltrepassò la sua casa senza avvedersene, uscì dal circuito delle mura e si trovò nell'aperta campagna quasi in aspetto di fuggitivo. Infatti egli poteva ben essere inseguìto: ma non pensava a codesto, e pure fuggiva senza riflettere a quanto avea fatto, fuggiva dal rimorso che assale subito l'omicida. Le cagioni che l'aveano indotto a bagnarsi le mani nel sangue del suo rivale erano così frivole, che il fatto stesso parevagli un sogno. Vi fu un momento che si volse indietro quasi per accertarsene, quasi per revocare colla volontà il corso dell'avvenuto. Ma quando fu per rientrare nella città e nasceva già l'alba e le case cominciavano ad aprirsi qua e là, la coscienza del suo delitto lo assalì chiara e terribile: sentì il pericolo che gli soprastava, corse a casa, sellò un cavallo e via prima che si potessero dare gli ordini per arrestarlo. Due giorni dopo Leopoldo, sempre in pericolo di vita, avea svelato il nome dell'omicida, e Gregorio, arrestato in un suo podere, avea subìto un primo esame, niegando il fatto e ingegnandosi di schermirsi coll' alibi: ma troppo certi indizii stavano contro di lui, perchè potesse sperare di uscirne per mancanza di prove.

V.