Mentre Leopoldo era in lotta colla morte, e l'altro colla giustizia, Gentilina trovavasi affranta sotto il peso del proprio rimorso. Ella non era colpevole dell'avvenuto: perchè chi mai, anche conoscendo il carattere focoso di Gregorio, chi mai poteva prevedere codesto eccesso? Pure quell'anima onesta e delicata non sapeva perdonare a se stessa d'aver suscitata spensieratamente quella fatal gelosia. Nel paese la povera giovane per poco non si trovò sotto il peso della pubblica esecrazione. Chi non conosce la carità delle brigate in simili circostanze? Il mondo è lì sempre per compiangere i morti, per assolvere gli accusati, per calunniare i meno colpevoli. Le stesse cure affettuose ch'ella prestava al malato, le sue istanze perchè non venisse tolto dalla sua casa le furono attribuite a colpa. — Ella è innamorata di lui — dicevano alcuni — le preme di risanarsi un marito e vincolarselo colle sue premure. — Ella è presa di Gregorio — dicevano gli altri — e vorrebbe salvo il ferito, per la salvezza dell'uccisore. — Così la sua stessa pietà veniva tacciata d'interesse, di doppiezza, d'ipocrisia. Queste maligne supposizioni non tardarono a giungere a lei: il padre medesimo gliene parlò per indurla a lasciar trasportare altrove il ferito, or che si poteva farlo senza aumentare il pericolo: ma la generosa giovane non si lasciò smuovere dal suo proposito. — È forse la prima volta — disse ella — che sono segno delle altrui maldicenze? Mi ci sono assuefatta: non è più tempo di evitarle, bisogna vincerle, bisogna affrontarle. Questo sventurato deve risanare per le mie cure, o morire fra le mia braccia. —
Leopoldo dal canto suo non avea potuto resistere a tante attenzioni più che materne che Gentilina gli andava usando di giorno e di notte. Quell'amore che prima non era forse che vanità, si andava cambiando nell'animo suo in un affetto vero e profondo. Benchè non avesse fondate speranze di risanare, chè quelli dell'arte non osavano dargliene, vi furono momenti che l'abbandonare la vita gli sembrava più doloroso per doversi staccare da lei, per non poter condurre tutti i suoi giorni in sua compagnia. Gentilina sentì queste proteste arrossendo e facendosi pallida tutt'ad un tratto: ella non l'amava, ella ne amava un altro, ella amava l'uccisore medesimo. Benchè colpevole, benchè delinquente, accusato, forse condannato al patibolo, essa lo amava! Tra l'uno che avea perduto la vita per lei, e l'altro che le avea sagrificato la propria innocenza, il suo cuore rimaneva attaccato al secondo. Io non l'accuso e non la condanno: voglio rispettare, senza esaminarli, i secreti di quell'anima singolare. Dirò solo che non le sofferse l'animo di seguitare a mentire. Interrogata dal giovane di cui s'era fatta infermiera se veramente l'amasse, ella dopo aver tentato sottrarsi alla necessità di rispondere, presa alle strette, gli dichiarò che ella non amava alcuno; che essendo stata la vittima di tante fatalità, sarebbe andata a chiudersi in un convento per espiare nella solitudine tutta la colpa ch'ella potesse averne dinanzi a Dio. Dicendo queste parole ella forse illudevasi, forse mentiva a se stessa e ad altrui per rendere meno amara la negativa all'infermo. Questi intanto peggiorava di giorno in giorno visibilmente: la ferita avea fatto sacco, e promossa una suppurazione che assorbita nel sangue, spegneva lentamente la vita dell'infelice. Il suo stato non avea pur anco permesso che fosse sottoposto a un processo verbale da cui doveva dipendere la sorte dell'imputato. Tutte le volte che il nome di lui veniva proferito alla sua presenza, egli fissava Gentilina e la vedeva impallidire e tremare. Egli s'appose al vero: lesse nell'animo della giovane con più di chiarezza forse di lei medesima; vide ch'ella era presa di Gregorio, e al momento in cui una tale scoperta gli balenò nella mente, strinse i denti e li odiò tutti e due.
Li odiò: ma per poco. Il naturale del giovane non era malvagio. Egli alfine sapeva di aver provocato quel colpo a cui soccombeva. D'altronde poteva egli odiare quella donna che da due mesi lo curava, lo vegliava, andava sensibilmente deperendo sotto il peso di quelle cure e di quelle circostanze che funestavano l'anima sua anche nel pietoso esercizio? — Gentilina — egli disse — non seguitate ad infingervi: voi amate Gregorio, ed io.... io son sul punto di trarlo meco nell'eternità per un cammino forse più doloroso del mio! Se l'avessi preveduto, il suo nome non sarebbe uscito dalle mie labbra, ed ora sarebbe già lasciato in libertà per insufficienza di prove. Gentilina io ve lo perdono: anzi mi è doppiamente duro il morire, perchè la mia morte porrà in grave pericolo la sua testa. Pensai com'io potessi diminuire questo pericolo, e voglio consecrare a quest'opera di pietà, e forse di giustizia le poche forze che mi rimangono. Badate che non entri nessuno: prendete un foglio, scrivete ciò ch'io vi detto. — Gentilina, confusa e tremante, senza sapere che cosa avrebbe scritto nè quali conseguenze ne potrebbero derivare, sentì dettarsi queste parole:
— «Dichiaro di aver io medesimo provocato il mio uccisore: dichiaro di averlo insultato più volte, di averlo ingannato infiammando in mille guise la sua gelosia. Dichiaro di averlo percosso, e che solo in difesa della propria vita mi portò il colpo mortale al quale soccombo. Sul punto di presentarmi a quel Giudice che vede tutto, rilascio spontaneamente questa protesta, la quale il tribunale prenderà in considerazione, per non prender contro l'accusato misure troppo severe e contrarie alle norme della giustizia.» Ora, o Gentilina, datemi quel foglio ch'io mi sforzerò di apporvi il mio nome. — Gentilina piangendo e singhiozzando presentogli il foglio e la penna, e cadde in ginocchio alla sponda del letto, sfogando con larghe lagrime la piena dei mille affetti che le gonfiavano il cuore. Leopoldo era sublime in quel momento. Segnò con mano tremante il suo nome sotto quelle parole, e porgendo a Gentilina la carta: — prendete — disse — ringrazio Iddio che mi è concesso ancora poter rimeritare le vostre cure, e riparare in parte al male che ho fatto.
Dopo due ore egli non era più.
VI.
Lasciamo il letto dove giace il corpo esanime dell'avvocato per visitare entro la sua carcere l'uccisore di lui. Egli avea lungamente negato, perchè gli amici e i parenti lo consigliavano a questo. Ma il giudice un giorno, dopo aver indarno esauriti tutti i soliti artifizi per istrappare la sua confessione, s'era avvisato di tentare una corda non ancor tocca. — Il giovane — disse — che rimase ferito sulla porta della famiglia M. v'accusò distintamente d'avergli dato la morte. Non potendo moversi dal suo letto, che non potrà certamente cambiare se non col sepolcro, domandò che gli siate condotto dinanzi. Domani vedremo con quanta impudenza saprete sostenere la vostra negativa in presenza della vostra vittima, in presenza di quella famiglia che, come ben sapete, non è straniera agli antecedenti che vi portarono a quell'eccesso! Andatevene: domattina alle nove tenetevi pronto al cimento. — Gregorio impallidì. Egli non era preparato a questa proposizione. L'idea sola di trovarsi dinanzi al suo nemico nella camera di Gentilina, in presenza di lei, gli fu insopportabile. Domandò la parola e confessò a parte a parte l'accaduto, senza pensare a scusarsi, senza aggiungere nessuna di quelle circostanze che dovevano attenuare la sua colpa e mitigare la sua condanna.
Gregorio sarebbe morto piuttosto che rivedere Gentilina, non aveano mancato i caritatevoli amici d'informarlo delle sue cure per Leopoldo, delle sue istanze per ritenerlo presso di sè, delle buone ragioni che il mondo le attribuiva. Nella persuasione in cui si trovava d'essergli stato posposto, non durò fatica a credere tutto questo e ancor più. Provò per qualche momento una feroce compiacenza di aver ferito due cuori con un sol colpo, d'essersi vendicato in un solo momento di tutti e due! Egli non pensava alla condanna che l'attendeva: non pensava che alla sua gelosia e al truce sentimento che assorbiva per così dire tutto il suo essere. Un giorno gli furono introdotte nell'angusta e lurida stanza dove si trovava, due persone non aspettate: un vecchio e una giovane donna coperta da un fitto velo. Il carceriere, appena accompagnati costoro, si ritrasse. Gregorio che sonnacchiava tra' sanguinosi fantasmi di vendetta, diede una specie di ruggito vedendo innanzi a sè il padre di Gentilina, e una donna che non durò fatica a riconoscere. La sorpresa da una parte e la compassione dall'altra tolse a tutti e tre l'uso della parola per pochi momenti. Gregorio fu il primo a rompere il silenzio dirigendosi alla donna, ma senza guardarla. — Vi siete ricordata di me! Segno che l'altro non è più vivo! — Gentilina si sentì gli occhi pieni di lagrime a questa crudele interpellanza, ma pure le divorò, e rispose con calma e con dignità. — Sì, Gregorio, il vostro rivale è passato a vita migliore: è morto perdonandovi, e mi comandò di annunziarvi colla mia bocca gli ultimi suoi sentimenti. — Ha scelto davvero un'interprete molto opportuna! Quando sarà proferita la mia sentenza (ora già non c'è più via di evitarla), il tribunale farà bene a farmela annunciare per mezzo vostro. — Gentilina abbassò gli occhi e fece uno sforzo per vincersi, poi traendosi dal seno un foglio piegato: — eccovi — disse — eccovi infatti la sentenza ch'io vi presento. Leggete. — Gregorio lesse la generosa dichiarazione del suo rivale, e stette per alcun tempo immobile ed avvilito. Il vecchio, che aveva taciuto fino allora, gli fece avvertire l'importanza di quel documento; narrò quante difficoltà la Gentilina doveva aver superate prima di possederlo, prima di farglielo pervenire. — No, no — interruppe la Gentilina — nessuna difficoltà ad ottenerlo: non me n'era nemmeno venuto il pensiero. Fu un'ispirazione spontanea di quel cuore che era assai migliore che.... non si credeva.
Gregorio riarse di sdegno al sentire le lodi del suo rivale sulla bocca di lei, e non potè trattenersi dal dire: — Voi avrete le vostre ragioni per lodarvi di lui! Quanto a me.... piuttosto di dovere la mia vita e la mia liberazione alla sua generosità, al suo perdono.... voglio abbandonarmi al corso naturale della giustizia. Riprendete il vostro foglio, e lasciatemi! —
Gentilina non s'aspettava una risposta così brutale: sentì che Gregorio non era capace di un sentimento generoso perchè non sapeva apprezzarlo in altrui: sentì che quell'uomo non l'amava, nè l'amerebbe mai: arrossì di se stessa e di lui, riprese il foglio, e passando dignitosamente il suo braccio sotto a quello del padre suo, calò coll'altro il suo velo, ed uscì.