Il suo cuore fu cambiato fin da quel momento. L'idea di legar la sua fede ad un uomo tale le parve assurda, e avendo perduta l'ultima illusione della sua vita, l'unico premio che sperava ai suoi sacrificii, si sentì vedova e desolata nel mondo. Il padre suo non mancò di accrescere lo stato d'abbattimento in cui si trovava, dicendole ch'egli l'aveva già preveduto, ch'ella avrebbe dovuto arrendersi anche prima alla sua esperienza, ch'era tempo di levarsi dal pensiero e il morto ed il vivo, il quale già meritava la sorte che l'attendeva.

Gentilina però non era donna da questo. Qualunque fossero i suoi sentimenti verso Gregorio, ella non poteva abbandonarlo alla inflessibilità della legge umana. Quel documento doveva dunque rimanersene ozioso ed inutile? Era dunque invano che sul momento di possederlo, ella si stimava di stringere tra le sue mani la vita e la salute d'un uomo? Leopoldo conosceva la legge: non gliel'avrebbe dato con tanta solennità, se doveva essere una cosa infruttuosa e illusoria. Ella prese dunque una coraggiosa risoluzione, e senza consigliarsi con alcuno, senza domandare l'assenso del padre, si mise in viaggio per Verona dove appunto in quei giorni doveva decidersi la sorte dello sciagurato Gregorio.

Giunta in quella città, cercò tutti i mezzi per aver l'accesso al consigliere che avea tra le mani la causa di lui, e gli presentò la dichiarazione del moribondo Leopoldo. Non farò molte parole. Il documento fu letto dal criminalista con un certo sorriso d'incredula intelligenza: lo restituì alla bella supplicante, dicendole che il soccorso era già troppo tardi: che la condanna era sancita dal Senato, e che d'altronde una simile soscrizione non riconosciuta da nessuna autorità, non attestata dai necessari testimoni, era affatto inutile e inattendibile. — Dunque egli morrà? — chiese la poveretta fissando due occhi spaventati sulla impassibile faccia dell'impiegato. — Fra venti giorni, mia signorina, a meno che Sua Maestà non gli commuti graziosamente la pena di morte in venti anni di carcere. — Gentilina non insistette più a lungo, si congedò senza più, e prese un posto nella diligenza che partiva fra due ore per Vienna.

Tutto questo si dice in due versi. Ma per comprendere tutta la difficoltà e l'importanza del passo, bisogna riportarsi coll'immaginazione a quel tempo e a quei luoghi.

Il 1848 non era ancora venuto a spalancare un abisso tra l'Austria e l'Italia. Ma con tutto ciò gl'Italiani, e specialmente i Veneti, non ricorrevano volentieri alla Corte di Vienna per averne privilegi o favori. Regnava ancora l'imperatore Ferdinando che le circostanze non avevano esacerbato; e l'imperatrice, italiana di nascita, contribuiva più che altro a temperare quello stato di ostilità permanente che sussisteva pur sempre tra i dominatori stranieri e la Venezia.

Ora pensate di quanto coraggio avesse bisogno una giovane vissuta casalinga fino allora, ignara della lingua e degli usi della città e della Corte dove intendeva recarsi per ottenere la grazia d'un omicida, al cui delitto ella non era stata affatto straniera. Tuttavia la coraggiosa giovane non esitò. Chiese una lettera per una vecchia dama che doveva presentarla all'imperatrice. — Ella è italiana — pensava Gentilina — ella è donna, e benchè imperatrice avrà forse provato che cosa sia la sventura. Mi crederà innamorata di lui.... mi farà arrossire chiedendomi conto della mia famiglia e come io mi mettessi in viaggio senza domandarne l'assenso.... Non importa! Si tratta della vita d'un uomo: si tratta di riparare ad un fatto che non sarebbe accaduto se io fossi stata più schietta o più previdente!

Ciò diceva mentre la diligenza la traeva con sè, tutta chiusa nel suo velo, e assorta ne' suoi pensieri. Abbrevierò il racconto. Ella giunse a Vienna, fu presentata all'imperatrice, e riuscì ad ottenere la sua intercessione presso il sovrano, che solo aveva il potere di salvar quella vita.

La grazia fu domandata e concessa.

Quel giorno medesimo un rescritto di S.M. partì per Verona, e commutò la pena di Gregorio in pochi anni di carcere.

Noi dobbiamo passare di volo questo tempo che per Gregorio e per Gentilina non dovette scorrere così presto. Quando si seppe nella città la risoluzione della brava giovane, i sentimenti del paese mutarono. I maldicenti erano stati costretti al silenzio da un fatto abbastanza singolare per imporre alla società. La Gentilina cessò d'essere il soggetto delle maligne supposizioni de' tristi: ella era divenuta un personaggio da romanzo, una vera eroina, e quella lode che era stata negata alle sue private virtù, veniva spontaneamente profusa ad un'azione così brillante e così coraggiosa. — Ella se l'è ben meritato! — dicevano. — E quello scapestrato di Gregorio non sarà degno di nessuna compassione e di nessuna stima, se farà un torto manco col pensiero a quella che gli ha salvata la vita e l'onore. —