Giorgio rimase sul molo agitando il suo fazzoletto per l'aria: nè gli rimase miglior partito che quello di tener dietro al Carlomagno imbarcandosi sull'emulo suo.
IV.
Altro è parlar di morte, altro è morire.
Che ne dite voi, cortesi lettori, di quei poeti i quali trovano tanto piacere a contemplare il mare in burrasca standosi alle finestre del loro palazzo, o almeno in un angolo ben difeso della sicura spiaggia? Io per me li tenni sempre per egoisti, e non ho mai simpatizzato con essi. Non sono molti giorni che se ne parlava tra una brigatella d'amici, i quali ammiravano invece una di quelle calme serene che infondono nell'animo di chi le mira una tranquilla voluttà, un interno riposo non turbato da alcun sinistro pensiero. Il mare era limpido come uno specchio, rifletteva capovolta la selva di navi che popola il nostro porto, e da lungi le barchette de' pescatori, che tenevano spiegata la dipinta vela non altro che per accogliere i lievi zeffiri della sera che vagano senza increspare la cheta superficie dell'onda. Da lontano le montagne del Friuli e della Carnia mostravano spiccato nell'orizzonte il variato contorno delle lor cime e gli ineguali piani de' loro declivi, là tinti d'un bell'azzurro, costà bianchi per la neve caduta, dove illuminati dagli ultimi raggi del crepuscolo, dove oscuri per lo sbattimento dell'ombre. Era veramente una scena da contemplarsi in silenzio, e da benedirne l'autore della natura. Bel piacere invero quello d'immaginare il pericolo altrui, congratulandosi seco di non esservi esposto! Io non ricuso a chi l'ama il godimento d'una sublime tempesta, purchè egli l'affronti cogli altri.
Claudina era tra questi, o almeno credeva di esserlo, finchè non avea veduto burrasca se non sulle pagine de' suoi romanzi marittimi. Ella voleva davvero provar qualche cosa di vero, voleva temprare la sua anima, come diceva, tra le scosse della paura. Era forse un desiderio da pazzerella, ma non da egoista, e per questa considerazione supplico i lettori a menarglielo buono. —
Noi l'abbiamo lasciata sulla coperta del Carlomagno, sola tra gente straniera, la prima volta che assaggiava il mare, vedova il primo dì delle nozze per quel capriccio del romanzo dimenticato. Vedeva o le pareva vedere sventolare da lungi il fazzoletto del suo Giorgio; udiva o le sembrava d'udire la sua voce chiamare indietro l'inesorato piroscafo. Il capitano che avea resistito alle sue preghiere, l'andava gentilmente racconsolando, dicendole che il signore sarebbe di certo partito coll'altro legno, e che la mattina seguente, permettendolo il tempo, si sarebbero riveduti a Livorno. Intanto si ritirasse nella sua cabina, non s'abbandonasse a inutili escandescenze che la predisporrebbero troppo a sentire il disagio del mare; non v'essere alcuna cosa a temere, ancorchè il viaggio non avesse l'apparenza d'essere così tranquillo: si coricasse, e stesse cheta ed immobile. La Claudina a questi consigli del capitano che avrebbero messo paura ad un altro, sentì risvegliarsi la sua suscettibilità di coraggio: rispose tra la stizza e l'alterezza che badasse a lui, e non se ne prendesse pensiero. Il capitano pensò che le sgarbate frasi provenissero dal contrattempo di trovarsi così derelitta, e non proferì più parola, perchè non aveva altro a soggiugnere. La Claudina avvolta nel suo mantello montò sul cassero, si collocò vicino al piloto, e stava osservando l'oscillazione dell'ago magnetico. Importunava il buon uomo con mille domande alle quali egli rispondeva sbadatamente, rozzo com'era, e intento a ben governare il timone. La donna si consolò presto dell'accidente seguitole, dimenticò il romanzo di Maryat e si rassegnò alla breve vedovanza d'una notte, giacchè poteva consecrarla allo studio pratico dell'arte nautica. Solamente dolevasi che il mare rimanesse tranquillo, che il viaggiar colla forza del fuoco fosse troppo sicuro, e invocava un po' di burrasca!
La burrasca invocata non si mostrò scortese alla voce della coraggiosa Claudina: anzi il destino preparava più forti godimenti alla sua fantasia.
Dopo due ore di tranquilla navigazione un vento di tramontana si diede a soffiare con forza sempre crescente, sicchè il vapore cominciò a declinar dalla linea e ad essere dal vento e dalla corrente respinto in alto. I passeggeri che prima andavano a diporto sulla tolda si trassero sotto, e Claudina dopo aver tenuto duro un buon quarto d'ora, dovette imitarli. Il suo volto s'era improvvisamente fatto pallido, le mani e i piedi le s'irrigidivano come sciolti nelle giunture, e un nuovo intronamento dallo stomaco le andava salendo alla testa, e di là rifluiva sopra lo stomaco rimescolandolo e travagliandolo sempre più. Claudina si ricordò allora il discorso di Giorgio e ringraziò quasi il cielo ch'egli non fosse presente, tanto ne paventava i rimproveri, e le sarebbe parso grave giustificare col fatto le previsioni di lui. Coll'ajuto del cameriere discese nella sua cameretta, si gittò sdrajata sopra il lettuccio, e non pensò più nè a romanzi marittimi, nè a simili cose. Una dramma di realtà l'avea guarita delle sue fantasie. Non insisto a descrivere il suo stato, perchè i miei lettori qual più qual meno avranno provato codesto disagio, e chi non l'ha provato, ringrazi Dio, chè nel fatto è una brutta faccenda, massime la prima volta che se ne fa l'esperienza.
Il tramontano durò tutta la notte, e scemò di forza solamente sull'alba. Ma il vapore era già molto lungi dalla sua mèta: la macchina non avea potuto resistere contro all'onde grosse e irritate: spesso una sola ruota lo sospingeva, e il governarlo era cosa incerta e difficile. Sicchè quando il sole salutò de' primi suoi raggi l'azzurra superficie del mare, nè il porto di Livorno, nè alcun'altra terra si poteva scorgere ad occhio nudo. Claudina non fu l'ultima a risentirsi da quella specie di torpore ch'era succeduto al travaglio; ricompose in fretta le scompigliate vesti e i capelli, e salì sulla tolda. Bello e maestoso spettacolo! Quello spazio senza limite e senza riva; quel cielo sottoposto come a specchio dell'altro; di sopra l'unico sole che rischiarava l'immensità, di sotto quel fragile legno, come un punto impercettibile, come un atomo perduto tra l'aria e l'onda! Claudina ritrovò a quella vista tutta la sua forza, tutta la sua poesia: si vergognò d'essersi lasciata così sopraffare durante la notte, ma poi consolossi alquanto ricordando aver letto che Napoleone medesimo per ben quattro giorni fu travagliato dal mare quando s'avviava sulla fregata inglese a S. Elena. — Il capitano avea fatto intanto i suoi calcoli, il piloto avea dirizzata la prua verso il N.O. e si sperava tra cinque o sei ore raggiugnere la Toscana. Già la bassa cresta degli Appennini appariva sul limite estremo dell'orizzonte.
V.
Il contrattempo.
Ma qui non era finita la storia. Non andò molto che apparve a vista d'occhio un punto nero che tosto si riconobbe per un altro battello a vapore alla sottile colonna di fumo che s'alzava dal centro di esso. Si pensò tosto che potesse essere il Dante, il quale dal furore dell'uragano, fosse stato gittato più al largo. Ma il capitano si disingannò presto, com'ebbe rivolto a quella volta il suo cannocchiale. Era un altro vapor francese, il quale lo chiamava a bordo e coi segnali spiegati sull'albero, e col cannone che da lì a non molto si sentì rimbombare da lungi. Claudina avea sperato che fosse il Dante, avea sperato riabbracciare in esso il marito; che le pareva un'ora mille anni di fare con esso la pace, e domandargli perdono de' proprj capricci. Quando intese che non era altrimenti il legno che si credeva, sentì una stretta al cuore, e per la prima volta pensò al pericolo in cui Giorgio s'era trovato per lei; pensò che forse, non sorretto dalla forza di spirito di cui si teneva fornita, avrebbe sofferto una notte d'inferno. Ed ora sopravveniva questo nuovo ritardo, e sa Iddio che ne doveva seguire!